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Dalla Sicilia con ardore

Le (dis)avventure di Cola Duscio al Teatro Sala Umberto

di Luca Siliquini

Un ricco possidente di un paesino della Sicilia (l’immaginario Montelupo)è costretto a trasferirsi a Roma per motivi di salute. È un uomo di mezza età, e non è mai uscito dal proprio guscio. Dovrebbe trattenersi nella capitale soltanto per poche settimane. Invece passano sei mesi. Nessuna complicazione medica, per carità. Semplicemente, la vita – o movida, diremmo oggi – della grande città al nostro piace. Molto. In più, sopraggiunge un altro fondamentale elemento. Il ricco possidente si innamora. Di una sciantosa. Sì, la classica entreneuse da locale notturno.  Lui, ingenuo fino al midollo, è convinto che la donna in questione sia un’artista a tutti gli effetti. Una creatura integerrima, al di sopra di ogni sospetto. Lei coglie la palla al balzo. C’è aria di benessere duraturo, in tutta la faccenda. Così lo segue in Sicilia, dove sa che farà la vita della signora senza più doversi barcamenare. Ma le vecchie abitudini sono dure a morire. Così, la scaltra “intrattenitrice” finirà per gettare parecchio scompiglio nel paese e soprattutto nella famiglia di lui. In che modo, purtroppo, è abbastanza chiaro. Il ricco possidente si ritroverà dunque solo e disonorato. Tutto ciò, per essersi concesso alle lusinghe del continente. Per aver ceduto a un’aria che non era la sua, e che non ha saputo gestire.

Questa, in sintesi, la trama di L’aria del continente, in scena al Teatro Sala Umberto fino al 4 maggio. Adattamento in due tempi della ben nota tragicommedia di Nino Martoglio del 1910. Un’opera profonda ed esilarante allo stesso tempo, che scardina con garbo e maestria i numerosi luoghi comuni sulla Sicilia, su come i siciliani vedono i “continentali” – cioè chi abita fisicamente sulla penisola italiana – e idem il contrario. Il protagonista, Cola Duscio, è sì un ricco proprietario terriero che ha vissuto tutta la sua esistenza in agiatezza. Ma è anche un uomo che conosce poco o nulla della vita. È, come già detto, un ingenuo. Si da arie da gran viveur e non ha mai neanche lontanamente messo la faccia fuori delle proprie terre. Arriva infatti a Roma perché deve operarsi di appendicite. Non perché sia in effetti curioso di visitare la capitale. Ed è qui che viene inghiottito da un “mostro” troppo più grande di lui. Monumenti, palazzi, strade mastodontiche, sfarzo. E soprattutto locali notturni. Tabarin ricolmi di champagne e belle donne. Che cantano e ballano per sbarcare il lunario estorcendo moneta a qualche signorotto con tanta voglia di mondanità. Cola Duscio è ubriaco di Roma. Vive mesi di estasi. E qualcuno in particolare comprende fin troppo bene il suo stato d’animo. È Milla Milord, sciantosa di professione e stellina del locale “Trianon”. Lei è attraente, esuberante e molto cortese. Ossia: conosce alla perfezione gli uomini, ha estremo bisogno di accasarsi una volta per tutte e si rende subito conto di aver trovato il pollo da spennare. Tanto è vero che, per l’appunto, molla tutto e parte con Cola per la Sicilia. Con un uomo ormai anziano, goffo, bruttino e sgrammaticato. Di cui si dice addirittura innamorata. Senza volersi ripetere ulteriormente, ce n’è abbastanza per rilevare ben più di un luogo comune sui rapporti tra isola e penisola. Certo smaliziato grettume di chi conosce soltanto il proprio orticello; certa maliziosa volontà profittatrice di chi viene dalla miseria più nera; lo status symbol dell’uomo ricco e in età avanzata al fianco della bella donna; le invidie dei parenti e del paese; gli equivoci e l’inevitabile tradimento – multiplo, per giunta – di lei. Non è facile scherzare di certi standard senza rischiare di offendere qualcuno. Eppure, nel caso di L’aria del continente, l’operazione è riuscita in maniera impeccabile. E la pièce risulta più che mai attuale.

Tornando “a bomba” all’adattamento in scena al Teatro Sala Umberto, tutto ciò che si può dire è questo spettacolo è formidabile. Enrico Guarneri, nei panni del protagonista, sa essere irresistibile. La sua verve comica è travolgente, e strappa applausi e risate a ogni singola scena. Per fare un esempio, davvero spassosa la parte in cui Cola racconta ai propri familiari l’operazione a cui è stato sottoposto – marcando esageratamente i momenti peculiari dell’intervento –. Oppure quando il nostro da sfoggio della propria “cultura continentale” al circolo del paese – un’amenità dietro l’atra, in pratica  –. E a fare da contorno alla magistrale interpretazione di Guarneri, che passa da uno sfrenato cabarettismo a un toccante finale tragico con straordinaria disinvoltura, c’è un cast non meno convincente. Tutti gli interpreti hanno azzeccato la parte in modo ammirevole. Basti vedere le scene corali. E in quest’opera ce ne sono parecchie. Un ulteriore plauso va senza dubbio anche alla scenografia, essenziale ma davvero ben congegnata, e alla regia di Antonello Capodici, abilissimo nello sfruttare gli spazi scenici. Da vedere per regalarsi uno splendido gioiello di teatro.

Per info:

L’aria del continente

Teatro Sala Umberto

Via della Mercede, 50 

Fino al 4 maggio 2014

Ore 21, 2º mercoledì ore 17, sabato ore 17 e ore 21, domenica ore 17

Biglietti: platea 32 euro, balconata 23 euro

Info: 06.6794753

 

 

[30-04-2014]

 
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