Giornale di informazione di Roma - Mercoledi 28 settembre 2016
 
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Il pallonaro Lazio
 
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Derby senz'anima, Roma con pi anima della Lazio

I giallorossi s'impongono sui biancocelesti in un clima surreale, si amplia la forbice tra le romane.

Grazie ai goal di Dzeko e Gervinho la Roma vince il derby più "breve" della storia: una contesa che si è limitata ai novanta minuti regolamentari, senza un pre né un post-partita impreziosito dal colore dei tifosi, e durante i quali gli uomini di Garcia hanno legittimato la migliore posizione in classifica con una bella prova di forza. Mai come questa volta la vittoria nel derby aveva più significato per i punti in palio che per il fascino del trionfo in sé, e la Roma ha dimostrato di potersi giocare senza paura le proprie chance per ottenere la prima vittoria di un trofeo "americano". La Lazio entra invece definitivamente in crisi e, quanto meno, scopre finalmente le carte sulle ambizioni, o sulla mancanza di ambizioni, che i soliti vizietti gestionali hanno ridimensionato nuovamente, dopo la cavalcata dello scorso anno.

QUI ROMA - Garcia ha tramutato le critiche in elogi e da integralista è diventato calcolatore cinico. La Roma infatti si adatta, più che all'avversario, alle situazioni di gioco che le si presentano, passando da operaia a spettacolare in pochi minuti. La profondità  della rosa dà finalmente i suoi frutti e il reparto di centrocampo, quello di partenza con meno "titolari", sopperisce alle assenze egregiamente. Il ritorno al goal di Dzeko conforta e lascia ben sperare, anche se i giallorossi concretizzano ancora poco per quello che creano e subiscono troppo quando la linea mediana viene saltata, anche solo da semplici lanci. È un rischio che il tecnico francese, nel suo primo anno nella Capitale molto attento alla fase difensiva, ha scelto di correre e i risultati, tutto sommato, sembrano dargli ragione. Chiudere il derby senza subire goal è una bella iniezione di fiducia e la Roma, anche se non incanta mai completamente, sta dando segnali di maturità che è impossibile non cogliere.

QUI LAZIO - Se la Lazio fosse un cavallo di razza Pioli avrebbe già stretto amicizia con tutti i fisioterapisti di zona, a giudicare dalle volte che si è lasciato letteralmente disarcionare dalla sua stessa creatura. Il tecnico è in confusione e deve al più presto trovare delle redini adeguate a una rosa che non sarà da primissimi posti, ma non può neanche accontentarsi di vivacchiare a metà classifica. Gli interpreti soffrono, faticando in uno schema che non sentono più loro, prevedibili e senza fantasia, indolenti e poco collaborativi. Il coraggio che Pioli dimostrò lo scorso anno, spodestando senatori e idee di gioco antiquate, si sta trasformando in presunzione, nonostante parte della responsabilità sia da attribuire alle curiose scelte societarie, non ultima quella di provare a migliorare una squadra con poca esperienza e bisognosa di ricambi pronti in vista del doppio impegno, imbottendola di giovani con poca esperienza, acerbi e poco impiegati tra Coppa e campionato. Il tempo per ridare identità alla squadra c'è, ma l'impressione che se ne stia perdendo già tanto, preziosissimo, è altrettanto palpabile.

Lazio e Roma si troveranno nuovamente di fronte ad Aprile, quando probabilmente i punti peseranno ancora di più e ci si avvicinerà ai verdetti finali, soprattutto in campionato. La protesta delle due tifoserie, a quel punto, potrebbe ancora non essere rientrata, rischiando di lasciare spazio allo stesso desolante spettacolo al quale si è assistito in questa calda domenica di Novembre. Basterà, in quel caso, stringere ancora di più l'inquadratura sul campo o abbassare il volume per non sentire l'eco della voce dei giocatori, per farci rendere conto che l'efficacia delle soluzioni drastiche è indirettamente proporzionale alla loro democraticità? Ai registi, quelli bravi, l'ardua sentenza.

Valerio Lazzari

[08-11-2015]

 
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