Giornale di informazione di Roma - Giovedi 29 settembre 2016
 
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Virtus Roma, un mese prima della fine

Toti lancia l'ultimo S.O.S.

In perfetta coincidenza con l'arrivo delle alte temperature, puntuale come le scadenze fiscali, piomba sugli appassionati di basket romani e nostrani la "lettera aperta" del Presidente della Virtus Roma Claudio Toti. Gli storici (o gli sfaccendati), troveranno forse il tempo e la voglia di metterle a confronto con quelle - tutte dello stesso tenore - degli anni passati, per cercare ed eventualmente trovare analogie e differenze nell'uso della lingua. Ma la sostanza, invariabilmente, rimane la stessa: la Virtus Roma rischia di chiudere l'attività.

Nulla di nuovo, quindi, sul fronte occidentale: la navigazione a vista condotta in questi ultimi quattro anni con la progressiva riduzione dell'impegno economico - che sorprendentemente non è coinciso con l'abbassamento del livello tecnico complessivo di squadra, nè tantomeno col  mancato raggiungimento di obiettivi sportivi gratificanti - non ha portato verso acque calme e confortevoli, ma piuttosto in un alto mare dove incombe, ormai visibile, la tempesta e l'inevitabile naufragio.

In una città ormai allo sbando sotto un'infinità di punti di vista - che sarebbe lungo e penoso elencare - come è possibile mantenere una squadra di basket che possa rappresentarla degnamente? Come farlo senza l'apporto fattivo e concreto di realtà imprenditoriali e/o istituzionali sempre più sorde e distratte dalla crisi e dalla cronaca nera? E' ancora possibile, e accettabile, che un imprenditore si faccia carico, praticamente da solo, della sopravvivenza ad alti livelli di uno sport sostanzialmente di nicchia e destinato ad un pubblico evoluto, senza che ci sia il benchè minimo ritorno non si dice economico ma quantomeno relazionale e di visibilità?
La nostra risposta, per quello che conta, è chiara ed inequivocabile: no.

Se, come praticamente certo, alla scadenza fissata entro un mese a partire dal 5 giugno non si sarà trovata una qualche forma di collaborazione concreta, atta a costruire una squadra anche decentemente competitiva, si proceda senza indugi all'eutanasia nei confronti di un malato ormai diventato incurabile. Il segnale da dare è, a nostro avviso, questo. Si chiuda la proverbiale baracca ed i suoi costosi burattini, perchè la città, sprofondata in un oceano di degrado civile e morale del quale non è attualmente neanche immaginabile l'inizio della fine, non merita che vi si disputi ad alti livelli uno sport che negli altri paesi è sinonimo di cultura sportiva, di benessere perchè no sociale, di comfort ed infrastrutture. Si chiuda, dopo il Palaeur, anche l'antidiluviano Palatiziano e si attendano, sempre che mai arriveranno, tempi migliori.

Andrea De Paolis

[06-06-2015]

 
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