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I cinema scomparsi di Roma

I ricordi dei lettori

Di Flavia D'Angelo.

Dopo la chiusura anticipata del cinema Metropolitan di via del Corso, esattamente un mese fa, abbiamo chiesto ai nostri lettori di inviarci i loro ricordi delle sale scomparse di Roma.
Tra i vari contributi arrivati ne abbiamo selezionati alcuni, per comporre un quadro – certo parziale e frammentario come tutti i ricordi – della memoria dei cinema spariti di Roma.

La scomparsa del Metropolitan si è impressa nelle cronache cittadine soprattutto per le proteste legate alla quinta chiusura, nel giro di pochi anni, di una sala storica del Centro di Roma. Tra i contributi inviati a Corriere Romano sono però molti quelli che ricordano sale meno famose, forse meno belle esteticamente, ma fondamentali all’interno del quartiere in cui si trovavano.

Giandomenico ci invia questo ricordo dell’Adriacine, a via del Forte Trionfale: “un cinema di terza visione dove, negli anni Cinquanta e Sessanta, andavo insieme a mio fratello maggiore, dopo aver scrupolosamente telefonato per accertarmi che il film in programmazione fosse adatto a noi ragazzi!
Ricordo i sedili di plastica rigidissimi e l'odore non proprio piacevole in prossimità delle toilettes... Ricordo anche di quella volta in cui scordai sul sedile il mio nuovo pullover giallo marca Schostal, cosa che mia madre mi rinfacciò a lungo.
Un pomeriggio mio fratello telefonò per informarsi su quale film ci fosse e, nel riferirmelo, ne modificò il titolo per farlo sembrare un film nuovo, mentre in realtà ‘I 101 di Fort Laramie’ (questo era il vero titolo) l'avevamo già visto...
Ho saputo che, purtroppo, l’Adriacine è stato demolito. P.S. A proposito, non è che qualcuno di voi ha trovato quel pullover giallo??”.

Tra cinema demoliti, altri passati attraverso cambiamenti di nomi e proprietari o suddivisi e trasformati in negozi, non possiamo negare che la logica voglia che un’attività commerciale non più redditizia chiuda.
Tuttavia, non dobbiamo dimenticare che quando la “merce” dell’attività commerciale è la cultura molto raramente a una chiusura subentra un’altra apertura: i cinema chiusi sono nella quasi totalità persi per sempre. Anche la delibera comunale dei cd. “nuovi cinema paradiso” rispecchia questa (triste) considerazione, mettendo un vincolo alle nuove attività che nascono negli spazi delle ex sale cinematografiche.

Isa sottolinea la continuità di un percorso culturale, che proseguiva in sala: “ricordo in particolare l'Etoile, anzi l'Astra come si chiamava quando facevo le scuole medie e abitavo lì vicino. Era una sala non di prima visione, quindi potevo permettermi il biglietto: ogni volta che cambiava film mi precipitavo a vederlo, curiosa soprattutto dei film tratti dai libri che intanto leggevo con una certa avidità. Il ricordo sfuma ma rammento ‘Il buio oltre la siepe’, ‘L'isola di Arturo’, ‘Tenera è la notte’ ...

Un elemento comune a molti dei testi che ci sono arrivati è la facilità con cui si ricorda che uno spazio era in precedenza occupato da un cinema. Quando un negozio si sostituisce ad un altro, il ricordo sfuma più velocemente: la sala cinematogfraica sembra avere, invece, la capacità di imprimersi nella mente delle persone.

Anna ricorda “con nostalgia” tre sale del Quartiere Trieste, ora chiuse da molti anni: “ il Cinema Mondial a Viale Libia, il Cinema Rex a Corso Trieste ed un terzo a Piazza Annibaliano del quale non rammento più il nome.
Sono cinema che frequentavo negli anni della gioventù, quando ancora si fumava all'interno dei locali, cinema nei quali ho visto nascere qualche amore - di breve o di lunga durata non so. Le sale erano il punto di ritrovo del quartiere: luoghi nei quali si andava, con il permesso dei genitori, con un amica salvo, poi, ritrovarsi anche con amici.
Mi dispiace che questi punti di aggregazione siano fisicamente scomparsi per lasciare il posto ad esercizi commerciali, anche se sono ancora vivi nella nostra memoria”.

Punti di aggregazione scomparsi, come li ricorda Anna, piegati dalle logiche commerciali. Se consultiamo i dati ufficiali vediamo, però, che negli ultimi anni il numero di biglietti venduti al cinema è aumentato e leggiamo dell’apertura di nuove multisale.
Sembra quindi che il richiamo commerciale del cinema non sia scomparso, i problemi sono piuttosto gli altissimi affitti del Centro storico e la tendenza al monopolio nella proprietà delle sale.

Eppure, i cinema di una volta erano capaci di trasmettere emozioni che andavano oltre la semplice visione del film.
Gabriella ci ricorda che: “tutte le numerose sale di cui lamento la chiusura o la trasformazione sono stati luoghi bellissimi, in molti casi progettati da architetti capaci e famosi. Ricordo la divisione ‘classista’ fra platea e galleria. caratterizzata dalla differenza di costo del biglietto.  Negli Anni Cinquanta, a me adolescente, ciò che colpiva ed incuriosiva di più era vedere le coppiette rifugiarsi nell'ultima fila per godere di un paio d'ore di intimità. Molto spesso, al primo spettacolo, ci si trovava in un cinema enorme quasi vuoto ad eccezione della parte alta della galleria - detta ‘piccionaia’ - da dove arrivavano sospiri e gridolini.
E poi il fumo delle sigarette, abbondantemente consumate, che veniva risucchiato verso l'alto quando durante l'intervallo si aprivano le cupole, per permettere il ricambio dell'aria. Di sera, con il bel tempo, in quello spicchio di cielo, si potevano vedere  le stelle, a volte la luna, altre volte le finestre illuminate di qualche appartamento che affacciava sui locali..
Questi ricordi, nascosti da qualche parte nella mia memoria, emergono procurandomi, tenerezza, commozione ed un pizzico di nostalgia”.

In questo periodo in cui la crisi economica sembra colpire anche il fragile settore della cultura, non bisogna dimenticare che le sale cinematografiche sono una parte importante della storia di Roma, una città che un tempo era anche la Capitale del Cinema.
Chiudiamo con un contributo di Adelaide che, grazie ai suoi ottantanove anni, ci regala il ricordo non solo di alcuni cinema spariti ma anche della città che viveva intorno a loro: “tra i cinema che frequentavo c’erano l’Olimpia – o forse l’Orfeo – a via Agostino Depretis, davanti al Ministero dell’Interno, dove per una lira si potevano vedere due spettacoli. Sempre lì all’angolo c’era il Supercinema, che poi è diventato un teatro. A via dell’Umilità ricordo l’Aurora, e sotto la Galleria Marcello un cinema dove proiettavano i film la mattina: era sempre pieno di ragazzi che non andavano a scuola, e anch’io l’ho frequentato parecchio …
La sala che ricordo però con più nostalgia è un cinema vicino a via Merulana dove mio padre mi portava a vedere le comiche di Stanlio&Ollio e di Charlot. Era un locale con delle panche di legno scomodissime, ma non ci importava affatto: il cinema era una meravigliosa novità e la sala, tutto sommato, un elemento secondario”.
 
 

[29-01-2011]

 
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