di Svevo Moltrasio Un ex agente federale messicano soprannominato Machete, si ritrova coinvolto in un losco giro alla frontiera con gli USA. Di mezzo ci sono trafficanti di droga, militari e senatori. Il nostro eroe dovrà tirare fuori la sua arma preferita per avere la meglio.
Il nuovo film di
Robert Rodriguez nasce da uno dei finti trailer che anticipavano GRINDHOUSE, film in due episodi girato con l’amico
Quentin Tarantino. Sembrerebbe che il personaggio messicano interpretato da
Danny Treyo, pur in una breve apparizione, abbia catturato talmente tanta attenzione da meritarsi un lungometraggio. Piccolo inconveniente: l’intera operazione fu un incredibile flop ai botteghini e questo nuovo tentativo sta andando incontro alla stessa sorte.
Rodriguez mette su un cast stellare, tra attori di genere – lo stesso
Treyo,
Steven Seagal – e monumenti del cinema –
De Niro -, e riprende il discorso intrapreso già in PLANET TERROR, costruendo un film pieno di riferimenti ai B movie, dove a trionfare sono il sangue e le belle donne. L’obiettivo è il divertimento puro, con personaggi grotteschi che parlano per frasi fatte, una trama con poche sorprese che permette a tutti gli eroi di confluire in una battaglia finale ad alto tasso di violenza. I pochi riferimenti alla politica americana rimangono ovviamente in superficie, a favore di un gioco che si limita ad esasperare i contrasti più elementari: un protagonista mingherlino ma indistruttibile, splendide donne capaci di uccidere a mani nude, preti pistoleri e prostitute travestite da suore.
Insomma manca solo il Papa maestro di kung fu. In sala, e tra i critici, c’è chi si diverte per ogni trovata e con le lacrime agli occhi grida alla genialata. Poi – vista l’indifferenza dei botteghini – c’è tutta una grande maggioranza silenziosa che già con il prologo capisce le regole del giochino e dopo pochi minuti si pente di dover assistere all’intera proiezione. Noi siamo nella seconda categoria.