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Noi credevamo

di Mario Martone. Con Luigi Lo Cascio, Valerio Binasco, Francesca Inaudi

di Rosario Sparti

Tre ragazzi del sud Italia, in seguito alla feroce repressione borbonica dei moti che nel 1828 vedono coinvolte le loro famiglie, decidono di affiliarsi alla “Giovine Italia” di Giuseppe Mazzini. Le vite di Domenico, Angelo e Salvatore, saranno segnate tragicamente dalla loro missione di cospiratori e rivoluzionari, sospese tra rigore morale e pulsione omicida.

Passato all’ultimo festival di Venezia, il film ora sbarca nelle sale cinematografiche in una versione ridotta, dalla durata di circa tre ore. Da qualche tempo il regista Mario Martone covava l’idea di trasporre su pellicola le radici della nazione, la storia del Risorgimento italiano, che con questo film fiume vengono raccontate tra piglio didattico rosselliniano e vigore epico. Storie mirabilmente espresse dalla recitazione Luigi Lo Cascio e Valerio Binasco, così come non demeritano Luca Zingaretti, nel tratteggiare un Francesco Crispi fascistoide, e un ombroso Toni Servillo, Giuseppe Mazzini “cattivo maestro”.

Attraverso quattro episodi che corrispondono ad altrettante pagine oscure del processo per l’Unità d’Italia, scorre davanti ai nostri occhi la storia più sconosciuta del nostro paese, dei conflitti tra le parti, la frattura tra Nord e Sud, il contrasto dilaniante tra slanci ideali e disillusioni politiche. Assistiamo allo spettacolo della formazione del paese che oggi conosciamo, un processo di avvicinamento che il regista sottolinea inserendo, man mano che la storia avanza, elementi scenografici (neon, palazzi in cemento armato) filologicamente dissonanti.

Se nel primo episodio il film stenta a coinvolgere, a causa anche della recitazione acerba dei giovani protagonisti, pian piano, ci si immerge con emozione nelle acque tenacemente stagnati dove il regista fa affogare i personaggi. Se l’opera talvolta pecca d’eccessi didattici e non riesce a trovare la quadratura del cerchio nell’aspetto formale, bisogna riconoscerne il valore storiografico e l’ambizioso sguardo teso a mostrare la nuda verità sulla ferita d’un Italia divisa. “Noi, dolce parola. Noi credevamo”, in questa frase del film è contenuta l’amarezza e la rabbia di chi allora si muoveva tra spirito di sacrificio e paura.
 



votanti: 1
Secondo te quanti euro merita??
 
 
 

[11-11-2010]

 
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