Giornale di informazione di Roma - Lunedi 18 dicembre 2017
 
Seguici sui social:

 
 
 
 
 
Altre di Cinema
 
» Prima Pagina » Cinema » Altre di Cinema
 
 

Intervista a Laura Bispuri

Presentato al Festival di Roma il primo cortometraggio italiano in 3D

Di Flavia D'Angelo

Laura Bispuri
, romana e "figlia d'arte" (nonno storico attrezzista del cinema italiano, padre studioso e critico del cinema), ha costruito negli anni una meritata fama di regista di talento. Ai molti premi riconosciuti finora ai suoi cortometraggi - dal riconoscimento a Clermont - Ferrant per "L'Uomo indietro" al David di Donatello 2010 per "Passing Time" - Laura può aggiungere un altro record: è la prima regista italiana a dirigere un cortometraggio in 3D.

"Salve Regina" è stato presentato con successo alla quinta edizione del Festival Internazionale del Film di Roma, raccogliendo consensi e un lungo applauso. Il progetto è stato co-prodotto da Cineforum Teramo, NUCT - Scuola Internazionale Cinema e Televisione e dall'agenzia di comunicazione Dmen.
Il cortometraggio è stato girato a Teramo all'interno di Cineramnia, festival riservato a tutte le opere audiovisive realizzate prettamente con tecnologie digitali e in particolare a tutte quelle caratterizzate dall'uso del 3D stereoscopico. Tutti gli attori sono stati sottoposti a provini rigorosamente in 3D.

Corriere Romano incontra Laura Bispuri e prova a approfondire i temi legati al futuro della tecnologia del 3D.

Al 3D sono associati costi di produzione più alti. Come hai trovato le risorse per il tuo progetto?

 La produzione del corto è stata capace di coinvolgere vari sponsor e panalight, oltre a numerose e validissime risorse umane. 

Come hai imparato a usare i mezzi di ripresa in 3D? Cosa cambia nella pratica del set girare in 3D?
Trattandosi di una tecnica di ripresa per me nuova, prima di passare alla pratica ho dovuto documentarmi sulla teoria. Successivamente ho ideato le inquadrature pensando alla profondità di campo del 3D e cercando di sfruttare al massimo questa nuova possibilità, oltre che curando altri aspetti importanti dell’immagine legati alla visione in 3D.
La differenza maggiore che ho notato è relativa ai tempi tecnici del set, che risultano allungati dall’attesa dell’allineamento delle macchine. Non ero abituata a questa attesa che in alcuni momenti mi ha un po’ rallentato.

Il progetto che presenti alla Festa di Roma era pensato per il 3D? 
Sì, ho pensato la storia sapendo che sarebbe stata girata in 3D e l’ho “visualizzata” da subito in uno scenario tridimensionale.

C’è una differenza – e quale – nel pensare un cortometraggio per il 3D (a livello sia artistico che produttivo) ?
Non credo che la differenza a livello produttivo tra un prodotto “tradizionale” uno in 3D sia molto grande. Certamente bisogna organizzare da subito la post-produzione in maniera diversa e ci sono difficoltà a trovare l’apparecchiatura adatta alle riprese, ma anche i costi della pellicola o di un digitale di buona qualità sono elevati.
A livello artistico si tratta di porsi le stesse domande di sempre nel momento in cui si decide il punto macchina e l’evoluzione della scena. Quello che cambia è il modo di rispondere a queste domande in un’altra dimensione dello spazio.
Per esempio, sul 3D non è possibile usare la macchina a mano e ci sono delle regole diverse riguardo ai personaggi e alle cose che sono a bordo fotogramma, o sul modo in cui questi elementi escono dal campo. Io ho impostato da subito le inquadrature, lo stile, i movimenti sul 3D ma bisogna tenere presenti vari elementi tra cui la profondità di campo e in generale anche la distanza tra gli elementi che compongono l’inquadratura.

I cortometraggi in Italia non hanno uno sbocco redditizio sul mercato. Guardi al tuo film come una possibile apertura verso nuovi scenari o la vivi come una sperimentazione pura?
I cortometraggi vivono di festival e riconoscimenti di vario tipo, artistici e a volte monetari.
“Salve Regina” per me non è una sperimentazione pura: spero che il mio cortometraggio giri il più possibile in Italia e all’estero.  

La produzione 3D non rischia – per recuperare i costi di produzione – di restare legata al genere “blockbuster”? Stiamo andando verso un 3D “essenziale” o la tendenza è un’altra?
 Il 3D ha una vita talmente recente in Italia che credo sia prematuro parlare di “tendenze” … Nel caso del mio cortometraggio credo sia chiaro che non si possa parlare di “blockbuster”, anzi. La storia che racconto in “Salve Regina” è piuttosto semplice e ordinaria.

Ma cosa effettivamente può portare il 3D allo spettatore? Cambierà veramente il modo di guardare i film o si tratta “solo” di un’innovazione tecnica?
Il 3D può aggiungere effettivamente una dimensione alla visione, direi che può dare sensibilità alla vista. Si ha effettivamente l’impressione di poter toccare ciò che si vede, la camicia dell'attore, l'acqua di una piscina …  Questo aggiunge un’altra sensibilità all’esperienza cinematografica. Per il mio gusto personale, preferisco che questo effetto non sia troppo invadente, ma è una valutazione solo individuale.

Quanto è importante per un regista italiano oggi sapere girare anche in 3D?
Credo che per un regista la cosa più importante sia girare delle belle cose, il mezzo è secondario.

Dopo questa esperienza, pensi di tornare presto a girare in 3D?
Non nel breve periodo ma in futuro, chissà …

[09-11-2010]

 
Lascia il tuo commento