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BORAT- Studio culturale sull’America a beneficio della gloriosa nazione del Kazakistan

di Larry Charles. Con Sacha Baron Cohen

Giornalista di una rete televisiva del Kazakistan, Borat è spedito negli USA per girare un reportage sulla cultura americana: goffo e incompreso ne passerà di tutti i colori.
Diretto da Larry Charles, BORAT è stato campione d’incassi in tutto il mondo lanciando il comico televisivo Sacha Baron Cohen, ideatore dello strampalato personaggio protagonista, da noi ad oggi poco noto. Oltre al relativamente prevedibile successo di pubblico, il film ha goduto di grandi consensi critici e in patria è stato in gara per diversi premi portandone a casa alcuni.

Dietro una stravagante successione di gag votate alla trasgressione, in molti hanno visto un’intelligente e dissacrante rappresentazione dell’America, con tutte le sue contraddizioni e idiozie messe alla berlina. Effettivamente BORAT può essere preso in considerazione come un interessante specchio di una certa superficialità tutta statunitense, ma in un senso non propriamente voluto: l’ironia, spessissimo sgradevole, che adopera questo finto giornalista kazako, colpisce difatti luoghi comuni della cultura americana (i predicatori, il look dei giovani neri, le armi, i sogni hollywoodiani) ormai risaputi e stancamente grotteschi di per sé, e non sorprende che molti in patria abbiano scambiato un’innocua stupidaggine in un oltraggio arguto e necessario.

Le vere provocazioni vanno cercate altrove e la comicità di Baron Cohen ha ben poco di cinematografico, tanto che risulta davvero relativo il divertimento che può determinare un finto documentario costruito su altrettante finte candid camera. Molte gag oltrepassano la soglia del buon gusto e nessuna graffia davvero, e alla fine chi sembra uscirne male è proprio il popolo kazako ridotto ad una comunità di sporchi e poveri depravati. Anche da noi in molti lo hanno trovato irresistibile e pungente, d’altronde tutto il mondo è paese.

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Svevo Moltrasio

[10-03-2007]

 
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