
di Flavia D'Angelo
San Francisco, 1955. Allen Ginsberg ha ventinove anni, un passato “difficile” di auto-emarginazione e cure psichiatriche. Da un anno convive con Peter -che sarà suo compagno per tutta la vita- e si dedica esclusivamente alla poesia, completando il poema “Howl”. Due anni dopo la sua opera - e il suo editore Ferlinghetti - si troveranno accusati di immoralità in un processo che contribuirà alla ridefinizione di oscenità tanto quanto al successo dell’opera.
Rob Epstein e Jeffrey Friedman producono e dirigono un’appassionante e originale ricostruzione della vicenda, affidandosi ad uno straordinario James Franco. Reduce dal successo - anche di critica - della sua interpretazione al fianco di Sean Penn in MILK, Franco si emancipa dalla definizione di “giovane promessa” confermandosi definitivamente attore maturo. Il Ginsberg di Franco sfugge alla caratterizzazione maniacale e - giocando abilmente con l’identificazione nel personaggio - dimostra una sobrietà interpretativa che giova all’equilibrio dell’intero film.
HOWL è senza dubbio un film impegnativo per lo spettatore, a partire dal suo soggetto: una delle opere di poesie più citate, e meno comprese, degli ultimi cinquant’anni. Non a caso la vicenda processuale intorno alla quale il film è costruito si concentra sulla difficoltà di decifrare il linguaggio di Ginsberg. Nell’oscurità delle sue frasi la censura -sempre invocata per il bene di qualcun altro- vedeva oscenità prive di qualsiasi valore letterario o sociale. Attraverso l’incrociarsi di tre piani narrativi -la creazione del poema, il processo e la “visione” del poema stesso, affidata alla tecnica d’animazione- l’opera di Epstein e Friedman si rivela un film denso e coerente sulla poesia e il valore delle parole.
Gli autori riescono nel difficile compito di realizzare un film sulla poesia senza scivolare nel lirismo e un film a tema senza cadere nel didascalico. Ma il merito maggiore di HOWL - oltre alla regia impeccabile e alla scrittura efficace - è la sua capacità di rendere vitale un poema ammirato o disprezzato - oggi come ieri - più per la sua carica “trasgressiva” che per il valore intrinseco. Qualità questa che, se non fosse così anticonformista, potrebbe dare al film addirittura un valore didattico.

[25-08-2010]
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