Giornale di informazione di Roma - Mercoledi 13 dicembre 2017
 
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L'auto-produzione unica possibilità per i giovani autori italiani?

Intervista a Marco Luca Cattaneo

Foto Marco Luca Cattaneo

Marco Luca Cattaneo ha trentatré anni. Laureato al D.A.M.S. di Bologna (indirizzo cinema), un master in ideazione e produzione di audiovisivi all’Università Cattolica di Milano e alcune esperienze come autore e regista di cortometraggi e documentari. Tre anni fa circa decide di scrivere e girare AMORE LIQUIDO, film incentrato sul tema della porno-dipendenza.
Arrivato al traguardo dell’opera prima Marco Luca si trova davanti gli ostacoli ben noti ai giovani autori italiani e decide di tentare l’unica strada che sembra praticabile: l’auto-produzione del film.

Perché hai deciso di diventare produttore del tuo film?

L'idea di auto-produrre AMORE LIQUIDO è stata una scelta obbligata. Una volta completata la sceneggiatura mi sono messo alla ricerca di un produttore: ho provato a mandare il progetto a tutte le case di produzione senza ricevere alcuna risposta. Dopo sei mesi ho capito che così non avrei mai fatto il mio film, almeno non in tempi ragionevoli. Ho deciso quindi, con molta incoscienza, di realizzare da solo la mia opera.
Tra produzione e post-produzione Il film ha utilizzato un budget di 25.000 euro. Anche se tutti gli attori e i tecnici fossero stati retribuiti il film avrebbe avuto comunque un costo intorno ai 250.000 euro, che sono comunque pochi per girare un film. Credo onestamente che per poter fare un film indipendente lavorando in maniera decente siano necessari almeno 500.000. Ormai sono queste le cifre a disposizione, perché anche i contributi ministeriali si aggirano su questi valori.
Amore liquido è un film indipendente nel vero senso della parola, perché non dipende da nessun tipo di contributo né statale né regionale. Ho cercato un piccolo finanziatore privato e convinto una ventina di persone -tra troupe e cast- a lavorare in quota partecipativa al progetto. Ovviamente erano tutti giovani e spesso alla prima esperienza in un lungometraggio, ma alla fine siamo riusciti a portare a casa l'impresa. Credo che -visto lo stato attuale della nostra cinematografia- a volte questo sia l'unico modo per un giovane regista per poter esordire.

Perché non hai utilizzato le agevolazioni statali e regionali per le produzioni indipendenti?

Per poter accedere ai contributi statali ed alle agevolazioni fiscali bisogna essere costituiti in una società con un capitale minimo e nessuna produzione ha appoggiato il progetto, fosse pure per chiedere il contributo del Ministero.
Per quanto riguarda Bologna e la Regione Emilia Romagna non abbiamo praticamente avuto alcun tipo di sostegno. Questo è dovuto in parte al fatto che la Regione e il Comune non hanno sviluppato ancora un progetto di sostegno adeguato all'audiovisivo, un timido tentativo è stato sviluppato solo quest'anno dalla Film Commission di Bologna. La situazione è paradossale, se si pensa che a Bologna esiste la più antica università di cinema
Bisogna dunque provare a slegarsi dal sistema dei contributi statali, non perché sia sbagliato che lo Stato sostenga il cinema e la cultura ma perché i fondi statali saranno sempre meno. E’ necessario imparare a trovare modi alternativi per la produzione. A Roma da qualche anno è sorta l'Associazione dei Giovani Produttori Cinematografici che sta appunto lavorando in questa direzione.
 
Come giovane autore -e produttore- quali credi che siano gli ostacoli maggiori allo sviluppo del cinema italiano?

Alla qualità del cinema italiano gioverebbe parecchio una situazione di vero mercato: il sistema pensa che il mondo finisca con l'Italia, per cui -a parte rare eccezioni- il nostro prodotto non viene esportato.
Anche i prodotti d’autore puntano spesso solo al mercato interno, finendo schiacciati dall’egemonia dei cine-panettoni e simili. Mi chiedo perché questi autori si accontentino del mercato interno, che produce cifre irrisorie: un'impresa normale, senza aiuti statali, fallirebbe immediatamente. A mio avviso, o c'è la volontà di cambiare radicalmente questo sistema oppure sarebbe meglio abolirlo del tutto e vedere chi riesce a produrre i film con le sue proprie forze e chi no.
Il vero problema del cinema italiano è soprattutto la distribuzione, legata ad un cartello di poche case che di fatto hanno in mano tutto il mercato e decidono cosa va in sala e cosa no. Diventa inutile creare alternative produttive se poi non si creano anche alternative a livello di distribuzione. Forse bisognerebbe lavorare con il Ministero più in questa direzione, lasciando la produzione alla libera iniziativa imprenditoriale e mirando invece a creare una situazione di mercato virtuosa sul versante distributivo. Sono convinto che allora vedremo chi è davvero in grado di stare sul mercato e chi no.

Cosa hai imparato da questa tua prima esperienza?

Se mi guardo indietro l’esperienza di AMORE LIQUIDO mi sembra una follia perché è stata -e continua ad essere- un’impresa faticosissima a cui sto dedicando ogni giorno della mia vita da circa tre anni, inventandomi mille mestieri di cui quello del regista è solo uno. Bisogna avere una determinazione fortissima, perché sai che ogni giorno potrà accadere qualcosa che ti impedirà di fare il tuo lavoro e la tentazione di abbandonare tutto per  rifugiarti in piccoli lavori sicuri è fortissima.
Inoltre, diventando imprenditore di te stesso e del tuo film è praticamente impossibile dedicarsi ad altri lavori. Purtroppo questo mestiere sta diventando un lusso, "un giocattolo per bambini viziati" come ha scritto Vitaliano Trevisan. Io –anche se non credo di essere un bambino viziato- in qualche modo rientro in questa categoria perché ho una famiglia alle spalle che mi permette di dedicarmi completamente a questo lavoro.
Tuttavia, da questa esperienza ho imparato molto: adesso ho una visione più globale del sistema produttivo/distributivo e credo che oggi questo sia imprescindibile per un giovane regista.

Quale credi che sarà il futuro del cinema indipendente italiano nei prossimi anni?

Oggi ogni regista deve essere produttore di se stesso: pensare ad un progetto significa innanzitutto pensare alla sua fattibilità a 360 gradi. Non credo che questo limiti la capacità creativa e artistica di un autore, del resto il cinema vive di questa duplicità tra arte e industria. Se guardiamo agli Stati Uniti, tutti i grandi registi sono anche produttori di se stessi, e non solo. Da questo punto di vista in Italia dovremmo svegliarci, abbandonare un idea del cinema e del regista vetusta se non spesso infantile.
Per fortuna qualcosa si sta muovendo e -per quanto la situazione sia al momento tragica- non mancano ottimi esempi in questo senso come Giorgio Diritti e la sua Arancia Film. Bisogna smetterla di lamentarsi e stare li ad aspettare il "fondino" ministeriale come lo chiamano a Roma e invece cercare di cambiare le cose. Volenti o nolenti siamo alle porte di una grande rivoluzione tecnologica e culturale: i vecchi dinosauri del cinema periranno nei loro lamenti e noi giovani non possiamo arrivare impreparati a questo appuntamento, perdendo il treno per il futuro del cinema e della cultura.

Dove potremo vedere il tuo film?

A partire dal 25 Agosto 2010 AMORE LIQUIDO verrà programmato al Nuovo Cinema Aquila di Roma. Grazie al sostegno di tutto lo staff artistico e tecnico -e in particolare del suo direttore artistico Guido Morandini- partiremo con una piccola distribuzione che speriamo si possa allargare in altre sale romane e non. Senza la politica di sostegno al cinema indipendente del Nuovo Cinema Aquila il nostro film difficilmente avrebbe avuto l'occasione di incontrare il pubblico.

Flavia D'Angelo

 
 

[23-08-2010]

 
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