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Intervista a Anthony Fabian

Il regista di SKIN ci parla del suo ultimo film e del desiderio di vederlo distribuito in Italia

Foto SKIN

Presentato alla III Edizione del Senza Frontiere Film Festival , SKIN del regista Anthony Fabian racconta la storia vera di Sandra Laing. Nata da una famiglia afrikaaner nel Sudafrica dell'apartheid, Sandra ha tratti somatici che la portano a essere "classificata" di "razza nera". La particolarità del suo aspetto è dovuta ai geni recessivi ereditati dai genitori, che si battono -non senza contraddizioni e pregiudizi- per veder riconosciuta la sua appartenenza al gruppo sociale dominante.  La vita di Sandra sarà divisa tra due identità rese inconciliabili dal sistema legale rimasto in vigore in Sudafrica fino a soli vent'anni fa. Con sensibilità e delicatezza, Fabian riesce a conciliare un'analisi del sistema dell'apartheid e della natura del razzismo con la storia unica e tragica di Sandra.

Corriere Romano incontra il regista dopo la proiezione per una breve conversazione sul film e sulla sua esperienza registica.

"Skin" racconta una storia del passato, ma nel farlo tocca temi molto attuali quali l'identità individuale, l'appartenenza a un gruppo sociale, le discriminazioni razziali e le difficoltà che nascono dal conflitto tra questi elementi ...

Credo che il motivo maggiore per cui il fratello minore di Sandra -anche lui nero- rifiuti ancor oggi di vederla sia proprio la difficoltà di rimettere in discussione la propra identità. Lo sforzo che si fa per integrarsi con il gruppo con cui si vive è grande, ed è difficile affontare un percorso che potrebbe vanificare gli sforzi fatti fino a quel momento. D'altra parte sono convinto che il caso di Sandra dimostri come le differenze gentiche tra bianchi e neri siano infinitesimali e assolutamente trascurabili. La razza è una definizione umana e non biologica. Nella storia di Sandra mi ha particolarmente colpito come l'atteggiamento della famiglia sia stato fortemente influenzato dalla volontà del padre della ragazza. Nonostante l'impronta fortemente patriarcale della cultura afrikaaner, credo che il mio film mostri come le donne siano più forti e tolleranti nei confronti delle difficoltà e dei conflitti. Ho un grande rispetto per il ruolo delle donne, sopratutto in una realtà difficile come quella africana.

Il film è stato interamente girato in Sudafrica. Come è stata l'esperienza produttiva in questo paese?

SKIN è stato girato a Johannesburg e nei dintorni, con una troupe quasi interamente locale. Mi sono trovato benissimo a lavorare con i sudafricani: sono molto bravi e l'industria cinematografica gode di una grande popolarità nel paese. Questo vale sia per le produzioni nazionali che straniere. Molte troupe straniere scelgono di lavorare in Sudafrica perchè il livello professionale è alto, e i costi sono contenuti. Purtroppo alcune professionalità non si sono ancora affermate. Dovendo far invecchiare la madre di Sandra da 45 a 70 anni per esigenze di copione, mi sono dovuto affidare a una professionista statunitense. Ma l'industria cinematografica sudafricana si sta sviluppando velocemente.

Dal tuo curriculum vediamo che hai lavorato come direttore della fotografia, montatore, sceneggiatore, consulente musicale e produttore, oltre che -ovviamente- come regista. E' importante avere un'esperienza nei vari reparti -anche tecnici- della produzione per dirigere al meglio un film?

Credo che gran parte del lavoro del regista sia scegliere i collaboratori migliori. Io non sono il miglior sceneggiatore o curatore delle musiche in circolazione, ma quelle esperienze mi hanno certamente insegnato come scegliere i collaboratori più adatti per i miei film. Avere delle esperienze in altri campi -oltre alla regia- permette anche di conoscere i linguaggi specifici dei vari reparti, permettendo una migliore comunicazione durante il lavoro. Il compito del regista è soprattutto mantenere a ogni passaggio la visione d'insieme del progetto e del lavoro che si sta svolgendo.

SKIN è stato accolto molto bene ai festival italiani a cui è stato presentato. Perchè non ha una distribuzione nel nostro paese?

Innanzi tutto "never give up", mai arrendersi. I festival servono a capire il riscontro che un film ha sul pubblico, ma anche a farsi notare da possibili distributori. La situazione dei film indipendenti è molto difficile: sono sicuro che c'è un pubblico per questi prodotti, ma servono distributori con una nuova mentalità. Per ora SKIN è stato distribuito negli Stati Uniti, Gran Bretagna, Australia, Nuova Zelanda e Sudafrica. Mi ha stupito particolarmente il successo avuto in Sudafrica, e non perdo la speranza di vederlo un giorno anche sugli schermi italiani.

 

 

 

 

 

[09-07-2010]

 
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