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Ostiense, rifugiati senza acqua

nell'insediamento 150 immigrati

Senza acqua per dissetarsi o lavarsi, servizi igienici inesistenti, nelle tende da otto poi si dorme in venti: è la situazione in cui versa l'insediamento della stazione Ostiense, la 'Lampedusa di Roma', dove da anni circa 150 rifugiati politici, soprattutto afghani, vivono in condizioni disastrose. Il 27 per cento è costituito da bambini. Recentemente è stata chiusa anche l'unica fontanella in funzione nell'area.  

A lanciare l'allarme sono i Medici per i diritti umani (Medu) e la Rete di tutela dei rifugiati afghani di Roma. "È inaccettabile - spiega il medico Alberto Barbieri di Medu - che nel centro di Roma decine di richiedenti asilo e rifugiati siano costretti a vivere in un insediamento al di sotto dei qualsiasi standard minimo di accoglienza previsto per i campi profughi in ogni parte del mondo". Ogni martedì sera i medici di Medu, a bordo di un camper-ambulatorio, visitano i rifugiati, spiegano loro i diritti che possono far valere: "Hanno malattie della pelle - racconta Barbieri - ma anche infezioni alle vie respiratorie dovute al freddo dell'inverno trascorso. Su molti di loro ci sono segni di percosse, torture, delle condizioni disumane in cui vivono e delle ferite che hanno riportato durante i viaggi che li hanno portati qui".

Di qui l'appello delle organizzazioni umanitarie, che verrà formalizzato a Palazzo Valentini il 30 giugno nel corso di un convegno: chiedono che venga istituito un punto di orientamento per informare i rifugiati sui loro diritti e la creazione di un tavolo interistituzionale per andare verso un'accoglienza strutturale. L'assessore capitolino alle Politiche sociali Sveva Belviso lancia a sua volta un appello al governo: "Il circuito comunale è saturo, abbiamo 3.200 persone in lista d'attesa. Faccio un appello anche alla presidente Polverini affinchè dei 6,8 milioni di euro che la Regione ha a disposizione per l' immigrazione, ce ne venga destinata una parte consistente senza passare per la Provincia perchè Roma accoglie l'84% di chi fa richiesta di aiuto".  

La Rete di tutela dei rifugiati afghani ricorda infine che "la proroga ottenuta dalle associazioni dell'accoglienza presso il San Camillo-Forlanini, dove vanno a dormire una cinquantina di rifugiati, è limitata al 30 giugno e la situazione rischia di precipitare nuovamente".

 
 

[28-06-2010]

 
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