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Medu e i profughi ad Ostiense

Barbieri ''c'è bisogno di iniziative di accoglienza''

A Roma esistono 22 centri di accoglienza per richiedenti asilo e rifugiati. Nel 2008 sono stati accolti 1.435 stranieri, 381 afghani, 178 eritrei, 107 dalla Guinea, 65 ivoriani, 569 iracheni e 43 fra etiopi e nigeriani. A novembre 2009 risultano essere 3.426 le persone in attesa di essere accolte in una delle 22 strutture di romane. Da ottobre un presidio fisso Medu nella "buca" di Ostiense monitora il caso dei profughi afghani. Sono stati visitati 567 pazienti (99% uomini) di cui il 23,1% minori. La situazione di accoglienza a Roma che fa più discutere riguarda la "buca" di via Capitan Bavastro dove vivono un centinaio di profughi afghani.

"La situazione ad Ostiense -racconta Alberto Barbieri di Medu- rimane molto critica, purtroppo dopo l'intervento a favore dei rifugiati della "buca" non sono seguite iniziative di accoglienza. Quindi ora ci troviamo in una situazione di nuovo al limite dell'umani, queste persone vivono in condizioni igienico sanitarie al limite, con un precario accesso all'acqua, la zona è piena di rifiuti e il riparo è rappresentato da baracche o dalle tende che abbiamo distribuito. C'è bisogno di iniziative di accoglienza che siano reali e continuate nel tempo. E' da tempo che chiediamo l'istituzione di un punto i primo orientamento in quella zona, chiediamo anche un tavolo interistituzionale per risolvere il problema".

LE PATOLOGIE - Diverse le patologie di cui soffrono i profughi anche se la maggior parte di loro (21%) soffre di malattie all'apparato respiratorio. Sono i dati raccolti e presentati questa mattina dai Medici per i diritti umani sul caso dei rifugiati politici afghani che dal 2006 trovano rifugio nel quartiere Ostiense. I numeri dell'emergenza socio-sanitaria sono stati illustrati questa mattina in una conferenza stampa al Senato, dal presidente del Municipio XI, Andrea Catarci, dal Coordinatore generale dei medici Medu, Alberto Barbieri e dagli esponenti della Rete di tutela dei rifugiati afgani della città di Roma. "Le politiche sociali del Comune devono invertire la rotta e invito Alemanno a non fare lo struzzo che mette la testa sotto la sabbia e a venire per vedere cosa succede all'Ostiense - ha detto Catarci - oggi lanciamo l'ennesimo appello al Sindaco. E' necessaria la realizzazione sul territorio di un centro di informazione, prima accoglienza e orientamento creato in collaborazione con le associazioni che da anni seguono questa vicenda".

LA STORIA - La vicenda dei profughi afghani nasce nel 2006 quando alcuni di loro cominciano a stazionare nel quartiere Ostiense tra l'abbandonato Air Terminal prima e la "buca" di via Capitan Bavastro poi. Per anni gli afghani hanno sostato, assistiti dai volonatari, nel territorio anche grazie all'assistenza dei cittadini. Il 23 aprile scorso però una rissa scoppiata all'interno dell'accampamento ha riportato all'attenzione pubblica la situazione dei profughi. La Rete dei volontari si è mobilitata e, oltre alla conferenza di oggi ha calendarizzato un incontro nel mese di giugno per chiedere alle istituzioni "l'assunzione delle proprie responsabilità e delle rispettive competenze per una vicenda che riguarda la città di Roma e per avere risposte certe sui provvedimenti che si adottano nei confronti di questi rifugiati". Oggi nei pressi della  "buca" di Capitan Bavastro ci sono circa 100 persone mentre altre 50 sono ospitate, fino al 30 giugno, al Forlanini, molti sono minori.

 
 

[11-05-2010]

 
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