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Morte Cafasso: Testini respinge le accuse

“Non ho ucciso io Gianguerino Cafasso”

Gianguerino Cafasso “Non ho ucciso io Gianguerino Cafasso”. Nicola Testini ha respinto ieri l’accusa di aver ceduto la dose di droga che ha portato alla morte del pusher dei trans di via Gradoli. L’ex maresciallo dei Carabinieri della stazione Trionfale è stato interrogato ieri nel carcere di Bari e ha ribadito la propria innocenza. “È pura fantasia”, ha aggiunto anche il suo legale, l’avvocato Spigarelli. A inchiodarlo sarebbe soprattutto la testimonianza di un altro viado, Jennifer, che l’ha accusato di aver consegnato materialmente il mix di cocaina ed eroina che avrebbe ucciso Cafasso. Secondo il gip Renato Laviola, la circostanza, se confermata, configurerebbe almeno il reato di omicidio colposo.

Si fa sempre più complessa quindi la posizione di Testini, chiamato a rispondere anche di altri punti oscuri dello scandalo di via Gradoli. A cominciare dal portata di quello che il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e il sostituto Rodolfo Sabelli, hanno chiamato “un’associazione a delinquere in uniforme”. Lo scandalo che ha travolto l’ex presidente della regione Marrazzo, sarebbe, infatti, solo la punta dell’iceberg di un sistema criminoso con epicentro proprio la zona della prostituzione di via Gradoli.

Altri episodi controversi avrebbero visto protagonisti le cosiddette mele marce della stazione Trionfale già dal 2004. Intanto, dalle indagini della Procura sarebbe emersa una relazione risalente al 2008 sulle frequentazioni di Marrazzo. Testini ha negato di esserne a conoscenza, così come l’ex comandante della stazione, il maggiore Liberatori, da gennaio sostituito al vertice da Vincenzo Pascale.

 
 

[01-04-2010]

 
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