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Avatar

di James Cameron. Con Sam Worthington, Sigourney Weaver

di Svevo Moltrasio 

Gli uomini vogliono invadere il pianeta Pandora per ottenere un prezioso minerale nascosto sotto la vegetazione. Dato che gli indigeni locali non sono molto d'accordo, i nostri cercano di infiltrarsi tra di loro tramite degli avatr guidati con la mente. L'ex marine Jack dopo aver conosciuto le curiose ed ecologiche abitudini dei nuovi amici alieni, finirà per difenderli. 

A dodici anni dall’immenso successo di TITANIC torna James Cameron: un’altra megaproduzione già leggendaria da tempo, da quando è stato annunciato il progetto. AVATAR, scritto dallo stesso regista, sta trionfando in tutti i box office del pianeta. Cameron ritrova Sigourney Weaver e affida il ruolo di protagonista alla stella in ascesa Sam Worthington – apprezzato nell’ultimo maltrattato capitolo di TERMINATOR, altra creatura di Cameron -.

Con operazioni del genere è impossibile non tenere conto delle promesse – e conseguenti attese - che negli anni si sono succedute: per la prima volta imbattendosi nel 3D, Cameron aveva annunciato conquiste tecniche e visive che avrebbero segnato un cambio epocale nel cinema. Durante le tre ore scarse di AVATAR si assiste effettivamente al punto più alto raggiunto fino ad ora nell’ambito degli effetti speciali, nello specifico in 3D, con una definizione straordinaria degli sfondi e dei personaggi – compresi gli indigeni blu che dai trailer avevano lasciato l’amaro in bocca in molti -. Nel raccontare un pianeta di fantasia – Pandora – Cameron attinge dalla natura terrestre coniugandola a visioni paradisiache – montagne e cascate volanti, piante e animali che s’illuminano di notte – contrapponendo il tutto al grigiore della tecnologia umana. La natura è buona, la sete di denaro degli uomini no.

Lo scontro fulcro delle vicende raccontate nel film è dei più classici e ogni causa e reazione è estremamente prevedibile. Che Cameron voglia giocare con gli stereotipi è evidente da subito, ma alla fine non riesce mai a trovare un vero punto di vista che possa dare più sostanza alle mirabolanti e incredibili scene, né alla presa di conoscenza e coscienza del protagonista – non bastano neanche i rimandi all’attualità -. Concentrato di decenni di cinema di genere – inutile citare tutti i richiami, più o meno celati, ad altre pellicole – AVATAR non assurge a classico in quanto troppo sbilanciato verso l’aspetto visivo a discapito di tutto il resto – soprattutto i personaggi -. Da questo punto di vista perde il confronto anche con il contemporaneo DISTRICT 9.

 



votanti: 3
Secondo te quanti euro merita??
 
 
 

[16-12-2009]

 
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