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Marrazzo, trans e coca

le tappe della vicenda, fino alla morte di Brenda

Il sexi gate scoppia il 23 ottobre , quando viene diffusa la notizia che Piero Marrazzo, governatore del Lazio, sarebbe stato ricattato da quattro carabinieri dopo un incontro con un transessuale avvenuto in via Gradoli e filmato con un telefonino.

Nel video si vede Marrazzo, seminudo accanto al trans Natalì, sul tavolo poco distante ci sono alcune strisce di cocaina, una piccola cannula per aspirarla e del denaro, pare 3.000 euro, che costituirebbe parte del compenso pattuito per il rapporto sessuale.

 A seguito di questo video, girato da uno dei carabinieri durante quella che sembra una finta irruzione nell’appartamento, Marrazzo avrebbe pagato, con tre assegni, la somma di 20.000 euro, senza denunciare il ricatto.

E’ una bomba che esplode in un’Italia in cui gli scandali sessuali che coinvolgono gli uomini politici sembrano essere all’ordine del giorno. Il governatore prima nega,  poi ammette. Si autosospende, qualche giorno dopo dà le dimissioni. I quattro carabinieri vengono arrestati, l’inchiesta della magistratura va avanti e vengono fuori particolari sempre più precisi e, a volte, inquietanti.

Come quello che riguarda tale Gian Guarino Cafasso, definito il pusher dei trans, morto a settembre in un albergo della via Salaria, pare per arresto cardiaco. Sarebbe lui ad avere il ruolo centrale nella vicenda, almeno nella prima fase. E’ presente nell’appartamento di via Gradoli quando Marrazzo viene sorpreso col trans e sarebbe lui, nei giorni successivi l’interlocutore con il quale il presidente avrebbe gestito la trattativa per la vendita del video.

Dopo la morte di Cafasso, sono i quattro carabinieri a prendere in mano la situazione e cercano di vendere il filmato ad un’agenzia di Milano dietro il pagamento di 50 mila euro.

I nomi di altri politici, giornalisti e uomini importanti che abitualmente frequenterebbero via Gradoli vengono sussurrati, smentiti e di nuovo sussurrati. E’ un tam tam sotterraneo che attraversa gli ambienti, al quale nessuno osa dare un tono più alto.

Marrazzo si rifugia in un luogo segreto per ritrovare serenità, la politica si interroga, la vicenda con il passare dei giorni si sgonfia.

Non per Brenda. Lei è la supertestimone, colei che è disposta a parlare e a raccontare i retroscena della vicenda. Sale agli onori della cronaca, seguita, fotografata, insultata, minacciata e aggredita.

Qualcuno ora si chiede come mai non sia stata protetta dopo che lo scorso 8 novembre è stata rapinata e picchiata.
Era solo un trans, ora, dopo Cafasso, è la seconda vittima di una vicenda complessa e intricata sulla quale tutti vorrebbero che si facesse chiarezza.

 
 

[20-11-2009]

 
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