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Lebanon

di Samuel Maoz. Con Oshri Cohen, Zohar Shtrauss

 di Francesco Picerno 

Un gruppo di quattro soldati - durante la guerra del libano del 1982 - viene inviato in missione a controllare e presidiare una città invasa dagli israeliani. Quello che doveva essere un semplice controllo del territorio, diventa un incubo.

Samuel Maoz al suo esordio ha vinto con quest'opera antimilitarista il Leone d'oro a Venezia. Il film contiene fortissimi elementi autobiografici: Maoz infatti ha combattuto durante il conflitto israelo-libanese decidento dopo anni di trasformare la sua esperienza in un racconto cinematotrafico. L'aspetto più affascinante e ambizioso di quest'opera è la scelta stilistica e narrativa.

Il film è interamente ambientato all'interno di un carrarmato e l'unico sguardo verso l'esterno è attraverso la soggettiva di un mirino: lo stesso strumento che permette ai soldati di "guardare" la missione e mettere in pratica gli ordini che vengono dall'alto. Questa scelta tecnica permette al film di diventare un'interessante e angosciante opera claustrofobica che descrive prevalentemente interni sporchi di un veicolo da guerra che è solamente una macchina di morte. Tutto ciò che accade all'esterno è violenza, ambiguità e mistero.

Inoltre l'aspetto "soggettivo" della pellicola esalta l'impatto partecipativo dello spettatore, reso protagonista di una guerra ingiusta incentrata in una misteriosa missione - spiegata tramite dialoghi poco chiarificatori e ricezioni confuse di radiotrasmittenti. Nonostante la perfezione stilistica e narrativa, il film forse è fin troppo cinico e freddo e non lascia speranze né ai personaggi né allo spettatore. Il finale - prevedibile - sui campi, appare solo come un momentaneo attimo di liberazione e non certo come una metafora catartica. Nonostante questo, un'opera di pura tensione, incessante, senza cadute di stile nè retorica.

 

 


Secondo te quanti euro merita??
 

[27-10-2009]

 
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