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Marrazzo si autosospende

prossime le dimissioni ''sono mie debolezze private''

Dopo lo scandalo che ha investito la Regione Lazio ed il presidente Marrazzo, ricattato da quattro carabinieri per un video che lo ritraebbe in atteggiamenti intimi in compagnia di un transessuale, Marrazzo annuncia l'auto-sospensione. Ma la strade è segnata: il giornalista in prestito alla politica lascia la presidenza della Regione Lazio. La decisione è arrivata al termine di una giornata convulsa: in mattinata la riunione con i suoi collaboratori principali a proposito del caso del video-ricatto, nel pomeriggio il comunicato che ufficializza la sua posizione. In questo modo, tutti i poteri passano al vicepresidente regionale Esterino Montino.

Nella nota (TESTO INTEGRALE) diffusa da Marrazzo, il governatore dice che si tratta di una vicenda personale ma che è inopportuno restare alla guida della regione - "Sono consapevole - afferma Marrazzo- che la situazione ha ora assunto un rilievo pubblico di tali dimensioni da rendere oggettivamente e soggettivamente inopportuna la mia permanenza alla guida della Regione".

 

IL VIDEO - Il filmato parte dalla camera da let­to. Si vede un uomo che indossa soltanto una camicia, accanto ha un transessuale seminu­do. "Favorite i documenti" intima una voce fuori campo. L’uomo sgrana gli occhi. "Non mi rovinate, non mi fate del male" risponde. Poi va verso un tavolino. Poco dopo vengono inquadrate alcune strisce di cocaina e una pic­cola cannula per aspirarla. Accanto c’è un tes­serino della Regione Lazio che viene "zooma­to" per captarne i dettagli. È intestato a Piero Marrazzo. È lui l’uomo ripreso con un telefoni­no all’interno dell’appartamento che si trova in via Gradoli, vivino via Cassia.

Il video du­ra un minuto e mezzo ed è servito a tenerlo poi sotto ricatto. Perché in quel momento il Governatore, minacciato e per questo preso dal panico, consegna ai due militari che han­no compiuto l’irruzione tre assegni per un to­tale di 20.000 euro. Titoli che non risultano in­cassati, ma che da quel momento lo hanno messo in scacco. Sono i primi di luglio. Mar­razzo lascia l’appartamento e decide di non de­nunciare quanto è successo. Probabilmente non sa che sarà costretto a incontrare nuova­mente queste persone, a soddisfare alcune lo­ro richieste. Non può neanche immaginare che cosa accadrà in seguito. 

L'INTERROGATORIO DEI CARABINIERI ARRESTATI - "Non sono sicuro che quello ripreso nel filmato fosse Marrazzo, però gli somigliava". Così ha detto al gip Sante Spinaci il maresciallo Antonio Tamburrino, uno dei quattro carabinieri accusati dalla Procura di aver ricattato il presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, con la minaccia di diffondere un video che ritrae il politico in un appartamento privato. Il maresciallo era stato incaricato dai colleghi di vendere ai media il cd con il video del ricatto. Gli interrogatori sono in corso dalla mattina di sabato nel carcere di Regina Coeli. Il gip dovrà esaminare la richiesta di convalida del fermo emesso dalla procura di Roma nei confronti del maresciallo Antonio Tamburrino e dei carabinieri Luciano Simeone, Carlo Tagliente e Nicola Peschini. I militari sono accusati, a vario titolo, di estorsione, ricettazione, violazione della privacy e violazione del domicilio. Due di loro, secondo le accuse, avrebbero fatto irruzione nel luglio scorso nell'appartamento in uso ad un transessuale in via Gradoli a Roma dove avrebbero filmato Piero Marrazzo, seminudo, in compagnia del trans, estorcendogli danaro e facendosi consegnare due assegni per un totale di 20.000 euro, mai giunto all'incasso. All'interrogatorio è presente il pubblico ministero Rodolfo Sabelli che rappresenta l'accusa.

COCAINA - Il Governatore ammette dunque di aver pa­gato, cedendo così al ricatto. Scrive ancora il magistrato: "Marrazzo aggiunge che una volta recuperato il proprio portafogli, mancava la somma di 2.000 euro che vi custodiva. Inoltre Natalie appariva contrariata, come se i due si erano impadroniti anche di una somma di ul­teriori 3.000 euro (il prezzo della prestazione ndr ) che era stata lasciata su un tavolino. Sem­pre secondo tali dichiarazioni, nella stanza era presente anche polvere bianca che il teste ( Marrazzo ndr ) identifica come cocaina, pur non avendone fatto uso. Riferisce poi che non fu lui a collocare il suo tesserino nella posizio­ne che si vede nel video e deve pertanto rite­nersi che il documento fu asportato dai milita­ri, collocato accanto alla polvere e intenzional­mente filmato".

"Ho pagato per paura dell’arresto» - Alla fine Marrazzo dichiara: "C’era la cocai­na, ho pagato perché avevo paura di essere ar­restato". Alle 15 del giorno successivo gli inve­stigatori si presentano nella caserma del Trion­fale e ammanettano i loro quattro colleghi.

IL MARESCIALLO - "Non sono sicuro che fosse proprio il presidente della Regione Lazio l'uomo ritratto nel video. Non sono in grado di dirlo con assoluta certezza. Mi sembrava una persona comunque, somigliante a Marrazzo", ha detto al gip il maresciallo Tamburrino. L'avvocato Mario Grifo, a conclusione dell'interrogatorio, ha detto che il suo assistito "ha fornito ogni spiegazione sulla vicenda, chiarendo il suo ruolo che è assolutamente marginale. Tamburrino - ha proseguito il penalista - è accusato soltanto della ricettazione del cd che avrebbe visionato di sfuggita in un paio di circostanze senza essere sicuro che riguardasse Marrazzo". Stando a quanto riferito dall'avvocato, sarebbe stato uno degli indagati, un altro carabiniere, a dare a Tamburrino il documento video da commercializzare poi a Milano. Gli interrogatori degli altri militari sono ancora in corso. 

 
 

[24-10-2009]

 
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