Giornale di informazione di Roma - Mercoledi 13 dicembre 2017
 
Seguici sui social:

 
 
 
 
 
Rassegna stampa estera
 
» Prima Pagina » Roma nel mondo » Rassegna stampa estera
 
 

Divieto di immigrazione

la nuova frontiera dei diritti umani

di Simone Chiaramonte

Il Mediterraneo mormorò: "Non passa lo straniero!". La versione contemporanea dell'invasore austriaco, l'immigrato irregolare, deve fare i conti con legislazioni nazionali e comunitarie sempre più restrittive, volte a contrastare proprio il principale nemico del consenso popolare. In Italia ed in Libia è appena divenuto operativo il Trattato d'amicizia, partenariato e cooperazione con cui il nostro Paese si è impegnato a versare nelle casse libiche 5 miliardi di dollari.

Uno fra i principali scopi del patto è proprio quello di arginare l'immigrazione irregolare, attraverso "un sistema di controllo delle frontiere terrestri libiche, da affidare a società italiane".  Nessun accenno però viene fatto alla possibilità di respingimento senza prima aver preso in considerazione lo status del migrante. Anzi con un ordine del giorno approvato dal Parlamento italiano contemporaneamente alla ratifica del Trattato si riconosceva che "l’esercizio del diritto d’asilo, internazionalmente riconosciuto, non è legalmente tutelato sul territorio libico, non avendo la Libia sottoscritto la Convenzione di Ginevra sui rifugiati. Le denunce avanzate dalle organizzazioni internazionali impegnate sui temi dei diritti umani testimoniano di gravissime violazioni dei diritti fondamentali della persona".    

Considerato l'inasprimento delle normative contro l'immigrazione irregolare, bisogna allora comprendere in che modo avvenga quella regolare. Ogni anno in Italia viene emanato il “decreto flussi”: in base al numero di domande presentabili si prevede che ad attivare la procedura di regolarizzazione non sia il migrante bensì il datore di lavoro, che per di più deve richiedere alla prefettura l'assunzione di uno straniero ancora residente all'estero.

Un imprenditore italiano dunque dovrebbe impegnarsi a ricercare i propri dipendenti direttamente in Tunisia, in Marocco, in Egitto o comunque in quei paesi inseriti nei suddetti "flussi". Appare tuttavia più plausibile che del decreto si servano in gran parte gli immigrati illegali già presenti in Italia, come tra l'altro afferma una nota Acli: "Gli immigrati sono costretti a recarsi agli sportelli ‘fingendo’ di non lavorare in Italia, come invece già accade per il 90% di loro". Unica soluzione per chi decide di lasciare il proprio paese? Tentare la sorte ad ogni costo. Uno degli ultimi casi che ha destato enorme clamore è stato quello della Pinar, mercantile che ha salvato 143 naufraghi e costretto a rimanere a largo per 4 giorni a seguito del noto contenzioso fra Malta ed Italia. I difficili momenti di quei giorni ce li ha raccontati un ufficiale della Pinar.

I sostenitori dei respingimenti in mare verso i paesi di transito, la Libia nel caso italiano, sostengono che tale procedura possa evitare il ripetersi di simili incidenti. A quale prezzo? Il rapporto "Libia 2007" dell'osservatorio Fortress Europe approfondisce la questione attraverso la raccolta di testimonianze dirette. Tra le tante colpisce quella di Fatawhit, dall'Eritrea: "Ho visto molte donne violentate nel centro di detenzione di Kufrah (Libia). I poliziotti entravano nella stanza, prendevano una donna e la violentavano in gruppo davanti a tutti". A questa testimonianza si aggiunge quella di Tajo, nigeriano: "Conosco personalmente almeno due casi di ragazzi ammazzati dagli agenti di polizia a Tripoli". Un padre marocchino ha invece richiesto alle autorità libiche la restituzione del corpo del figlio, ucciso dagli scafisti: "L’unica conseguenza delle mie denunce è stata la scomparsa dell’unica prova del reato: il corpo martoriato di mio figlio".

Dal 10 al 12 giugno il leader libico Muammar Gheddafi sarà in visita a Roma: a Villa Pamphili pianterà una tenda beduina per ricevere gli ospiti. Proprio per questa occasione l'osservatorio Fortress Europe sta organizzando e accogliendo iniziative di sensibilizzazione mentre il Partito radicale ha promosso un appello rivolto ai professori universitari contro la decisione dell' Università di Sassari di conferire una laurea honoris causa in diritto allo stesso Colonnello libico. 

 
 

[01-06-2009]

 
Lascia il tuo commento
 
 
 
  CORRELATE