Giornale di informazione di Roma - Mercoledi 08 febbraio 2012
 
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Violenza sessuale della Caffarella

cronistoria di un indagine, fino agli ultimi due arresti

 E’ la sera di S.Valentino. Una coppia di fidanzatini, 14 anni lei e 16 lui, passeggia lungo una strada che costeggia il parco della Caffarella.

Due uomini si avvicinano, poi, improvvisamente li trascinano nel parco. Lui viene picchiato e più volte gettato a terra, lei stuprata. I ragazzi riescono a chiedere aiuto e, anche se sotto choc, rilasciano agli uomini della polizia, una dichiarazione circostanziata dell’accaduto, fornendo una descrizione fisica dei sue assalitori e specificando che essi parlavano con un forte accento dell’est Europa.

Le forze dell’ordine si recano immediatamente sul posto, una delle zone più nascoste del parco, e raccolgono tracce biologiche che definiscono “importanti”.

Grazie alla collaborazione dei due ragazzi, in poche ore vengono approntati gli identikit dei due balordi che, raffrontati con le foto segnaletiche, risultano essere due rumeni con precedenti penali. Anche con l’ausilio della polizia di Bucarest che manda a Roma 25 uomini, nel giro di tre giorni vengono arrestati i presunti autori dello stupro.

 Si tratta di Alexandru  Loyos e Karol Racz, due sbandati senza lavoro regolare, né fissa dimora. Loyos 20 anni, “il biondino”, viene arrestato a Roma. Nel suo passato ci sono precedenti per rapina e furto. Durante l’interrogatorio confessa la violenza e fornisce indicazioni per acciuffare il complice.

Racz viene fermato a Livorno. Ha 36 anni, è piccolo e scuro, con una faccia da pugile. Anche lui ha precedenti per furto e ricettazione e una condanna a tre anni di reclusione scontata nel suo Paese. Potrebbe essere uno degli autori di un altro stupro: quello avvenuto nella zona di Primavalle il 21 gennaio. Fermato per accertamenti due giorni dopo la prima violenza, fu rilasciato in quanto sul suo conto non risultavano provvedimenti giudiziari.

Racz, a differenza del complice, non confessa, anzi nega qualsiasi responsabilità, nonostante ciò, resta in carcere in quanto la donna violentata a Primavalle lo identifica come uno dei suoi due assalitori.

 Gli inquirenti continuano le indagini comparando il DNA dei due violentatori della ragazzina con le tracce biologiche rinvenute sul luogo dello stupro. I risultati però non combaciano e, nel frattempo Loyos ritratta la propria confessione. Il giallo si infittisce quando le analisi definitive sui profili genetici dimostrano inequivocabilmente che il liquido seminale di chi ha usato violenza e la saliva rilevata sui mozziconi di sigaretta trovati sul posto non combaciano con quelli degli accusati. Spunta così l’ipotesi di un terzo uomo.

Ma perché Loyos ha confessato? E come fa a conoscere i particolari dell’accaduto se non era presente?
Per la polizia il rumeno potrebbe avervi assistito o addirittura ricevuto i dettagli dal vero carnefice che ora cerca di proteggere, autoaccusandosi.

 Ulteriori test genetici rilevano che il DNA ritrovato nel parco della Caffarella combacerebbe con quello di un altro rumeno che però si trova in carcere nel suo paese. Nasce l’ipotesi di una familiarità di quest’ultimo con il vero stupratore.
Intanto Loyos accusa la polizia di avergli estorto la confessione con la violenza, ma dal video registrato durante l’interrogatorio non c’è traccia di maltrattamenti. Racs, dal canto suo, attacca il presunto complice dichiarando che questi starebbe coprendo due uomini romeni di cui ha paura.

Le notizie si rincorrono: secondo un quotidiano romeno il principale indiziato sarebbe Ciprian Cioschi, un uomo di 22 anni privo di tre dita, che la ragazzina avrebbe riconosciuto dalle foto segnaletiche.

L’8 marzo compare un supertestimone: un medico che, mentre faceva jogging nella stessa ora in cui è avvenuto lo scempio, ha visto i due romeni nel parco e li descrive con accuratezza di dettagli.

Due giorni dopo il Tribunale del Riesame decide la revoca dell’ordinanza di custodia cautelare per Loyos e Racs, ma i due restano comunque in carcere. Il primo per calunnia, autocalunnia e favoreggiamento, il secondo per lo stupro di Primavalle.

L’ultima novità di questa indagine, che si intreccia sempre di più, è la comparsa della “pista albanese”: con l’ausilio delle intercettazioni gli investigatori della polizia risalgono ad un gruppo di albanesi. Quale sia il loro ruolo non è chiaro, forse uno di loro a partecipato alla violenza o, probabilmente, è uno dei passaggi nella catena della ricettazione dei telefonini rubati alle vittime, uno dei quali localizzato in Romania.

Infine, il 20 marzo la polizia arresta altri due romeni, di 18 e 27 anni, i due somigliano molto a Racz e Loyos, vengono riconosciuti dalla vittima della violenza e soprattutto questa volta il test del DNA è positivo. Si chiamano Ionut Jean Alexandru, da poco diciottenne, e Oltean Gravrila, 27 anni.

 

 
 

[20-03-2009]

 
 
 
 
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