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Violenza Caffarella, trovati cellulari

prima traccia concreta degli stupratori

I cellulari dei fidanzatini assaliti alla Caffarella nel giorno di San Valentino sono stati individuati. È la prima traccia concreta degli stupratori dopo un mese di indagini. Gli apparecchi furono sottratti alle vittime durante la feroce violenza del 14 febbraio.

Uno è stato “rintracciato” in Romania, l’altro in Italia. Due persone, un romeno e pare un nordafricano, sarebbero in queste ore sottoposte ad accertamenti. Gli uomini della Squadra Mobile e i colleghi della Politia Romana stanno cercando di capire se i due abbiano ricettato i telefonini da altri o se ne siano venuti in possesso direttamente durante l’aggressione. La prima ipotesi, secondo indiscrezioni, viene ritenuta la più probabile e quindi gli investigatori si preparano a un percorso a ritroso per arrivare, passo dopo passo, alle belve che hanno seviziato una ragazzina nel giorno degli innamorati e scosso una intera città.

La notizia della ricomparsa dei cellulari, rimasti spenti per settimane, arriva alla fine di un’altra giornata di colpi di scena. L’ultimo porta la firma del giudice per le indagini preliminari Filippo Steidl. Il Gip ha deciso che Alexandru Loyos Isztoika, 19 anni, uno dei romeni arrestati per lo stupro, deve restare in cella nonostante sia stato scagionato dal Dna. L’accusa ora è di aver calunniato i poliziotti di Bucarest, accusati dal romeno di violenze fisiche e psicologiche finalizzate a estorcergli una confessione. Il giudice non ha convalidato il fermo firmato dal pm Vincenzo Barba martedì sera, quando la decisione del Tribunale del Riesame stava per aprire le porte del carcere all’indagato. Ma la decisione di Steidl è un punto a favore della Procura. Il magistrato, in sostanza, sembra non escludere che il “biondino” fosse presente o abbia avuto un ruolo nel crimine.

Ma l’inchiesta, comunque la si veda, è cambiata per sempre:  non sono più i presunti autori materiali della violenza. Gli investigatori e la Procura hanno scelto di tenerli comunque in cella, nella convinzione che entrambi, o almeno il “biondino”, sappiano e coprano qualcuno. Il ritrovamento dei telefonini, però, potenzialmente potrebbe cambiare tutto.

 
 

[14-03-2009]

 
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