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Lady Vendetta

di Park Chan-Wook. Con Lee Young-Ae

Appena uscita dal carcere dove ha scontato tredici anni di reclusione per l'omicidio di un bambino, la bella Lee Geum-ja da detenuta modello si trasforma in una conturbante donna dalle misteriose intenzioni. A muoverla è il desiderio di vendetta verso colui che pare il vero responsabile del crimine di cui è stata accusata, e il percorso che la porterà al compimento della resa dei conti sarà davvero tortuoso.

Il coreano Park Chan-wook completa la trilogia sulla vendetta con quest' ultimo capitolo che segue OLD BOY e il più lontano MR. VENDETTA. Davvero un film rischioso e complesso questo LADY VENDETTA, che richiede allo spettatore continua attenzione e lo immerge in situazioni e argomenti spesso insopportabili. Il procedere della bella protagonista, inizialmente tramite frequenti e articolati flash back sulla vita carceraria, è cadenzato su toni divertiti e con accumuli narrativi che rendono lo svolgimento della storia piuttosto frammentato e frenetico, tanto che si rischia di perdere qualche passaggio. In questa prima parte Chan-wook conferma la straordinaria abilità di racconto, coadiuvata da uno stile ricco di invenzioni e intriso di lirismo, ma che fa da preludio ad una seconda parte davvero imprevedibile.

Il compimento della vendetta, che assume connotati sociali, porta il film a toccare argomenti come la pedofilia, la colpa e l'espiazione, la violenza e i legami umani, da un' ottica coraggiosa e mai banale. L'ultima porzione del film, sviluppata in larga parte sul processo di cui è vittima il reale colpevole della storia, oltre a riecheggiare Fritz Lang, propone un mondo davvero impazzito, dove ricercare un nesso logico pare un' utopia e ogni gesto, violento o d' amore, rischia di perdersi in una comunità insensata cui il grottesco della messa in scena è il giusto contrappunto.

Si potrebbe accusare Chan-wook di mettere troppa carne al fuoco, con troppi personaggi e argomenti, e alcune situazioni sembrano rischiare il manierismo. Ma a ben vedere si ha la sensazione che il regista abbia ben chiaro dove arrivare, e il volto della protagonista, nel finale sotto la neve, goffamente immerso nel dolce bianco simbolo di candore, chiude poeticamente una cupa e magnifica parabola.

***1/2

Svevo Moltrasio

[14-01-2006]

 
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