Chiude i battenti l’anno 2008 ed è ora di bilanci cinematografici. Considerando le pellicole uscite sul territorio italiano dal gennaio al dicembre di questo anno, si riscontra nella media qualitativa dei film qualche passo avanti rispetto a quelli della scorsa stagione.
Dopo una partenza senza botto, con un gennaio modesto, dal secondo mese dell’anno sono arrivate in sala alcune tra le pellicole più interessanti: partiamo proprio da quello che è per noi il film dell’anno, Into the Wild di Sean Penn, grande opera a
mericana, racconto di formazione individuale, di ricerca di identità privata e corale, con un affresco sugli States toccante e a tratti visionario. Febbraio è stato un mese importante per il cinema a stelle e strisce, con l’uscita delle pellicole degli Oscar: Non è un paese per vecchi ha consacrato definitivamente i fratelli Coen, grazie ad una vera e propria lezione di stile, per un film intelligente, anche se, soprattutto nella seconda parte, in qualche modo sbilanciato. Prima della fine dell’anno i fratelli registi sono tornati con Burn After Reading una commedia un po’ troppo compiaciuta per entusiasmare. Sopravvalutato invece il classicismo magniloquente del giovane talento Paul Thomas Anderson con il suo Il petroliere. 
L’America indipendente ha iniziato bene l’anno con alcuni titoli che hanno riscosso consensi: La Famiglia Savage, Lars e una ragazza tutta sua e, soprattutto, uno dei casi della stagione, il simpatico Juno di Jason Reitman. Una grossa delusione è stato il musical di Tim Burton Sweeny Todd dove le tradizionali atmosfere gotiche del bravo regista non ci hanno salvato dalla noia. Sylvester Stallone dopo il colpo di coda con l’ultimo capitolo di Rocky, quest’anno c’ha riprovato con l’altro suo memorabile personaggio, John Rambo, ma questa volta la riesumazione ha convinto di meno. L’America autocritica ha sfornato alcuni titoli interessanti ma non tutti pienamente riusciti: il veterano Sidney Lumet con Onora il padre e la madre, ha sorpreso per la limpidezza della messa in scena ma forse ha calcato un po’ troppo la mano nelle derive drammatiche della vicenda; problemi di sceneggiatura anche per lo James Gray de I padroni della notte; meglio l’infallibile Clint Eastwood con il solido
Changeling.
Alcuni mostri sacri di Hollywood hanno toppato: su tutti Steven Spielberg che ha ripreso in mano l’intramontabile archeologo Jones, in Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo, modesto spettacolo d’avventura che ha riscosso un discreto incasso ma senza cifre da capogiro. Ridley Scott è piaciuto di più nel gangster movie American Gangster piuttosto che nel thriller spionistico Nessuna verità. Anche Woody Allen ha all’attivo due lavori e anche in questo caso dagli esiti altalenanti: stroncato quasi ovunque, a noi è piaciuto il drammatico Sogni e delitti, al contrario dell’insulsa commedia spagnola Vicky Cristina Barcelona. Sempre dall’America meno strombazzata sono arrivati altri titoli interessanti: gli ultimi di Wes Anderson - Il treno per il Darjeeling – e del francese Michel Gondry - Be Kind Rewind – o ancora l’indipendente Jonathan Demme de Rachel sta per sposarsi, L’ospite inatteso di Thomas McCarthy e, soprattutto, lo straordinario Lo scafandro e la farfalla di Julian Schnabel.
Tra i flop assoluti dell’anno statunitense si evidenziano lo storico Miracolo a Sant’Anna di Spike Lee e il thriller apocalittico E venne il giorno di Shyamalan, serio candidato per il riconoscimento al peggior film dell’anno insieme a Sfida senza regola, con l’accoppiata De Niro/Al Pacino. Tra le cose peggiori dell’anno anche il bluff Cloverfield, il nuovo Incredibile Hulk con Edward Norton, e la riedizione del classico Halloween a cura di Rob Zombie. Tra i blockbuster svetta il secondo capitolo di Batman a cura di Christopher Nolan – Il cavaliere oscuro – che ha segnato incassi record in patria, esempio efficace di intrattenimento e grande qualità. Esiti positivi anche per Iron Man e Hellboy 2, meno per Io sono leggenda , Spe
ed Racer e Quantum of Solace ultimo capitolo di James Bond.
Dall’Europa sono arrivate molte ottime pellicole, soprattutto grazie alla Francia e zona limitrofe. Pensiamo al tunisino Abdellatif Kechiche e al suo Cous Cous, o alla palma d’oro La classe di Laurent Cantet; senza dimenticare il corale Racconto di natale di Arnaud Desplechin, né i belga Dardenne con Il matrimonio di Lorna, o Stella di Sylvie Verheyde. Dall’Inghilterra la deliziosa commedia di Mike Leigh La felicità porta fortuna, e il crepuscolare In Bruges, opera prima di Martin McDonagh. Dalla Spagna un’altra interessante opera prima, La notte dei girasoli di Jorge Sanchez-Cabezudo. Sopravvalutato invece l’horror iberico The Orphanage, che perde il confronto con il connazional
e Rec. La miglior opera prima però arriva dal Messico, grazie a Rodrigo Plà e al suo magnifico La zona.
Ma ci inorgoglisce che finalmente alcune delle pellicole più importanti della stagione arrivino dalla nostra cinematografia: su tutte ovviamente Gomorra di Matteo Garrone, riuscita trasposizione del best seller di Saviano. Non solo, pensiamo a Il divo di Paolo Sorrentino e a Tutta la vita davanti di Paolo Virzì. Poi una serie di opere interessanti come Non pensarci di Zanasi, Caos calmo con Moretti, il fenomeno indipendente Pranzo di ferragosto di Di Gregorio. Hanno deluso invece Carlo Verdone con il suo ritorno alle storiche macchiette in Grande, grosso e verdone, Salvatores con il nuovo sodalizio con Ammanniti in Come Dio comanda, e Silvio Muccino con l’esordio dietro la macchina da presa in Parlami d’amore. Chiudiamo con l’animazione dove si segnalano l’infallibile Pixar con lo struggente Wall-e, e l’iraniano Persepolis, convincente ritratto storico di un paese.
[01-01-2009]
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