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Gli studenti la criticano, la Gelmini rilancia

Presentate le novitÓ del ddl appena passato al Senato

Maria Grazia Gelmini

di Filippo Pazienza

Non accenna a placarsi la protesta degli studenti nei confronti dell'ormai famoso "decreto Gelmini". Stamattina è stata la volta degli universitari, che a Roma hanno organizzato (assieme a quelli delle medie) cinque cortei partiti da varie zone della città e confluiti poi davanti al Ministero dell'istruzione in Viale Trastevere.

L'iniziativa è nata a seguito delle decisioni prese nel corso dell'Assemblea nazionale svoltasi il 15 e 16 novembre alla Sapienza ed ha acquistato un significato particolare perchè messa in atto proprio all'indomani della presentazione delle novità introdotte per quanto riguarda l'Università e nello stesso giorno in cui il ddl ha iniziato il proprio iter col voto al Senato. Il punto di vista dei ragazzi è sempre il solito e viene riassunto dallo slogan: "Tremonti e Gelmini, non pagheremo la crisi".

Il malcontento del mondo studentesco non ha comunque frenato il cammino del decreto legge il quale, dopo le modifiche apportate in sede di Commissione Istruzione del Senato, è passato in aula grazie all'appoggio di Pdl e Lega. Contrari Pd e Idv mentre l'Udc, come annunciato nei giorni scorsi dal senatore Gianpiero D'Alia, non ha partecipato al voto. A questo punto il provvedimento passa alla Camera. Le linee guida sono molto chiare: meritocrazia e trasparenza economica.

Tentiamo allora di fornire una sintesi di quelli che sono gli emendamenti introdotti dalla Commissione e presentati dal relatore, il senatore del Pdl Giuseppe Valditara. A livello economico, la novità più rilevante prevede il blocco delle assunzioni per tutti quegli atenei che, al 31 dicembre di ogni anno, presenteranno conti in rosso. Per tutte le università indebitate, inoltre, scatterà anche l'impossibilità di accedere ai fondi straordinari per il reclutamento dei ricercatori. Per invogliare ogni ateneo al rispetto di tali parametri, invece, il testo riconosce bonus di vario genere.

Sempre e solo le università che presentano i conti migliori riceveranno anche almeno il 7% del Fondo di finanziamento ordinario per migliorare qualità della ricerca e offerta formativa. Lo stesso principio meritocratico tocca anche gli aiuti agli studenti. Per i più meritevoli è previsto lo stanziamento di 65 milioni di euro per nuovi alloggi e di 135 milioni per nuove borse di studio. In un mondo come quello universitario, spesso accusato di funzionare secondo meccanismi che poco hanno a che vedere col merito, il ministro ha voluto percorrere la strada della salvaguardia delle capacità anche per quanto concerne concorsi e carriera interne all'Università.

Nel primo caso, cambiano le regole per la definizione delle commissioni d'esame. Per la selezione dei docenti, la commissione giudicante sarà d'ora in poi formata da un ordinario dell'università presso la quale è stato bandito il concorso (quindi quella che di fatto sta assumendo) e da quattro professori (sempre ordinari) estratti a sorte da una lista di dodici nomi del tutto estranei ad essa.

Per l'assunzione di ricercatori, la commissione sarà invece composta da un ordinario e un associato dell'università che assume e due ordinari esterni estratti da una lista che dovrà comprendere almeno il triplo di nomi rispetto al numeri dei candidati. Inoltre, un emendamento votato proprio all'ultimo prevde anche la nascita di una commissione nazionale, designata dal Cun (Consiglio universitario nazionale) e incaricata di controllare le operazioni di sorteggio che saranno pubbliche.

Meritocrazia e rendimento sono elementi che la Gelmini ha preteso come parametri di riferimento non solo nell'accesso alla carriera accademica ma anche nel futuro evolversi di tale percorso. Sono già state ribattezzate "norme anti-Baroni", infatti, le novità introdotte dalla Commissione istruzione del Senato: per ottenere lo scatto biennale di stipendio, i professori ed i ricercatori dovranno dimostrare i risultati delle loro ricerche o comunque la pubblicazione di testi ritenuti rilevanti. Al termine dei due anni, un'assenza di tale prova darà vità al dimezzamento dello stipendio. Infine, tutti gli atenei saranno obbligati adesso a rendere pubbliche le modalità di investimento dei fondi statali ottenuti.

 
 

[28-11-2008]

 
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