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Festival del Cinema
 
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Un Gioco da Ragazze

di Matteo Rovere. Con Chiara Chiti, Filippo Nigro

di Svevo Moltrasio

Tre ragazzine belle, ricche e annoiate, passano le giornate a combinarle di tutti i colori. Arroganti e violente, nella ricerca continua del divertimento finiranno per dare vita ad un gioco pericoloso…

In concorso al Festival di Roma, UN GIOCO DA RAGAZZE segna un evento importante per la nostra cinematografia con l’esordio dietro la macchina da presa di un regista non ancora trentenne: Matteo Rovere, giovane autore romano con alle spalle già un’infinità di prestigiosi riconoscimenti ottenuti con alcuni cortometraggi. Il film trae spunto dal romanzo omonimo di Andrea Cotti, ed è sceneggiato da Sandrone Dazieri e Teresa Ciabatti, oltre che dallo stesso regista, ed è stato a sorpresa vietato ai minori di 18 anni.

Ambientata in un’imprecisata cittadina italiana, la pellicola si alterna tra lussuose ville dell’alta borghesia, seguendo le peripezie di tre ragazzine viziate che passano le giornate tra la scuola e le serate esagitate fatte di sesso, droga e alcool. Il film non si risparmia niente, buttando nel calderone tutti i vizi e i temi della cronaca attuale, rappresentando uno spaccato agghiacciante. Proprio questa sovrabbondanza però allontana il contesto dalla realtà, colpa anche di una scrittura approssimativa incapace di dare spessore ai personaggi. Tra dialoghi insulsi e ripetitivi, e una progressione narrativa fitta di stereotipi, il film frena su di una protagonista glaciale – che sembra appartenere al mondo dei fumetti, o cinematografico appunto - e dei personaggi che le ruotano attorno ridotti a marionette.

Con un copione del genere, il regista esordiente tenta di limitare i danni, lavorando su di una messa in scena vivace e dinamica, con inquadrature in continuo movimento, quasi a pedinare i personaggi. L’inesperienza affiora nell’abuso del montaggio alternato, che gira a vuoto, e in certi colpi ad effetto – lo sguardo in camera finale. Quel che più preoccupa è l’assenza totale di un punto di vista che giustifichi la storia raccontata: forse proprio in questo risiede il motivo del blocco deciso dalla commissione censura che resta, comunque, insensato e penalizzante.

*1/2

 

[26-10-2008]

 
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