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Esquilino: epicentro di capi griffati

patto tra camorra e mafia cinese

La camorra controllava l’importazione di merce contraffatta dalla Cina e poi reinvestiva gli introiti milionari in immobili e attivita’ imprenditoriali. La Dia, la direzione investigativa antimafia della polizia, dopo una serie di intercettazioni telefoniche, ha scoperto il sistema di importazione della merce falsa dalla Cina al quartiere dell’Esquilino e poi in tutta Italia.

La merce veniva praticamente imposta ai commercianti dell’Esquilino, sia cinesi che italiani. alcuni di loro, stanchi delle minacce, sono stati costretti a chiudere. Dal paese asiatico la merce arrivava in primo luogo a Napoli, qui sui capi di abbigliamento venivano apposte le etichette contraffatte delle più importanti marche. la merce diventata “griffata" e veniva poi tenuta a Cassino nei magazzini di altri affiliati all'organizzazione criminale. Poi la merce arrivava all'esquilino pronta ad essere immessa sul mercato romano.

Al termine dell’operazione, denominata “Grande muraglia”, sono state eseguite 7 ordinanze di custodia cautelare tra Roma, Napoli e Cassino e sono stati sequestrati beni per oltre 5 milioni di euro. a capo dell’organizzazione c’era Salvatore Giuliano, pentito, anche grazie alle sue testimonianze si e’ riusciti a ricostruire il modo in cui operava il gruppo che gestiva l’importazione di merce falsa. Giuliano era un capo camorrista del rione forcella di napoli, il clan aveva messo su una rete di rapporti tra cina, napoli, cassino e roma anche con lo scopo di controllare gli affari dell’esquilino, i soldi del “mercato del falso” venivano reinvestiti in concessionari di automobili, bar e ristoranti. Le persone arreste sono tutte italiane, due invece gli imprenditori cinesi indagati. Il gruppo camorristico, insieme agli intermediari cinesi, si riuniva in via principe amedeo, vicino Termini. nella sede della Dafa consulenze, qui venivano presi accordi per affari commerciali e immobiliari.

 
 

[15-07-2008]

 
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