Vogliono essere tutelati perché la loro professione non è riconosciuta, sono in centianaia i giovani archeologi che questa mattina hanno protestato in piazza Madonna di Loreto, a due passi da piazza Venezia. Vengono da tutta Italia, e spiegano che non hanno alcun tipo di tutela, sono precari e spesso sfruttati, pagati anche quattro euro all’ora.
"Proprio qui a Roma abbiamo delle situazioni assolutamente assurde, qui a Roma dove c'è molta offerta di lavoro, cioè molti laureati che cercano lavoro nei cantieri c'è uno sfruttamento esagereato -spiega il presidente dell'Associazione Nazionale Archeologi Tsao Cevoli-. Abbiamo calcolato addirittura un pagamento di quattro euro all'ora, cioè meno di quanto guadagna un lavavetri".
"Non abbiamo nessun tipo di tutela -spiega una giovane archeologa di Roma- questo ricade ovviamente sui nostri compensi economici e sulla continuità del lavoro. Lavoriamo con cooperative e i rapporti non sono semplici, questo si crea perché la professione non è riconosciuta, il 90% degli archeologi infatti è un collaboratore esterno, precario e senza un forma di contratto nazionale".
Vengono dalla Campania, dalla Toscana e anche dalla Sardegna, arrivati sino a Roma per far sentire la loro voce, sono esasperati di dover lavorare anni per la gavetta e poi di non esser mai assunti regolarmente. Tra di loro ci sono anche decine di giovani archeologi romani.
E’ la prima volta che questa categoira scende in piazza a protestare, nella loro prima manifestazione nazionale chiedono soprattutto il riconoscimento della professione. Un primo piccolo risultato già l’hanno ottenuto: una proposta di legge, firmata Pd, che sarà a breve presentata in parlamento che possa istituire l’albo degli archeologi anch per evitare che il patrimonio italiano si esponga al dilettantismo, alla speculazione e all’abusivismo.
[14-06-2008]
Guido[03-07-2008 12:41:18]
Non sono un archeologo ma mi sento di condividere appieno la protesta di questa categoria che per passione si sacrifica al di la del giusto con anni di studi e tirando la carretta. I beni culturali sono forse l'unica cosa che ci puņ salvare dal declino economico, valorizzare l'archeologia č un dovere invece di investire sulle megaopere inutili e distruttive


