Giornale di informazione di Roma - Sabato 16 dicembre 2017
 
Seguici sui social:

 
 
 
 
 
Cinema
 
» Prima Pagina » Cinema
 
 

Mongol

di Sergei Bodrov. Con Aliya, Tegen Ao, Tadanobu Asano, Ying Bai

di Narda Liotine

Lungo la vita di Temudjin, dalla difficile infanzia all’età adulta sempre al fianco della devota e coraggiosa moglie Borte. La storia delle battaglie per l’unificazione delle tribù e delle etnie mongole sul finire del XII secolo sotto il vessillo del tenace, sanguinario e astuto guerriero passato alla storia con il nome di Genghis Kahn.

Sergej Bodrov, che aveva già agguantato la statuetta dorata dell’Academy Award nel 1996 con I PRIGIONIERI DEL CAUCASO, ha ottenuto, per questo MONGOL, una meritatissima nomination all’Oscar. L’epopea del popolo mongolo messa in scena dal regista russo è tratta da un testo letterario scritto sul finire del 1200, con scarse velleità storiche, che narra la storia di Genghis e della sua famiglia a tinte mitologiche nello stile retorico e lirico del tempo che la pellicola riesce a mantenere inalterate nelle proprie prerogative di inattendibilità. Nei panni dell’imperatore mongolo la star orientale Tadanobu Asano, nota in occidente per ICHI THE KILLER e ZATOICHI, convince decisamente fino a superare le aspettative del pubblico.

I paesaggi e il clima della steppa mongola passano interamente attraverso la fotografia gelida e la regia mossa da profondo realismo di Bodrov che riesce ad alternare sequenze naturalistiche perfette a momenti di simbolismo visivo notevoli. Tutto è misurato nei termini della sobrietà dai costumi alla nitidezza della narrazione fino alla colonna sonora in stile ethno-folk della band mongola Altan Urgan, tanto da rendere gradevoli le due ore passate in sala schivando agevolmente, lungo i suggestivi piano sequenza della steppa mongola, i rischi della narrazione storica. Un equilibrio determinato anche dal cast in cui brilla l’interpretazione di Khulan Chuluun (Borte) e, su tutte, quella irreprensibile quanto bizzarra dell’attore cinese Honglei Sun nei panni di Jamukha, l’amico e rivale di Genghis Kahn.

Come la chiusura repentina lascia ad intendere, questo è solo il primo capitolo di una trilogia che proseguirà con le battaglie di espansione in territorio cinese dell’imperatore mongolo sino alla conclusiva presa dei territori mediorientali. Un progetto degno di nota a cui è bene prestare attenzione e che, già dall’esordio, pare distanziarsi nettamente dall’ affine ALEXANDER di Oliver Stone, un film che ha, al contrario, sofferto decisamente dell’alta densità narrativa.

***1/2

[21-05-2008]

 
Lascia il tuo commento