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Dichiarazione dei redditi online, indaga la procura

a Roma il più ricco è Giglio, poi Zucchi, terzo Totti

 La Procura di Roma ha aperto un fascicolo processuale nella vicenda riguardante le pubblicazioni on line dei redditi dei contribuenti italiani. Il procuratore aggiunto, Franco Ionta, procede per il reato di violazione della privacy.

Obiettivo dell'indagine è verificare se la pubblicazione dei dati possa aver creato pregiudizio per i contribuenti. Venerdì il Codacons aveva annunciato l'invio di denunce a 104 Procure italiane affinchè si indagasse sulla vicenda. L’inchiesta, al momento contro ignoti, è tesa anche ad accertare chi ha dato la disposizione ad agire in tal senso.

Trovarli su eMule è facilissimo: basta digitare il codice fiscale della città, per esempio H501 per Roma. Oppure "p-2005" per avere numerose città. Quelle principali si trovano sparse tra diversi file. Qualcuno ha però già cominciato a renderli più comodi da consultare, mettendo per esempio Roma in un file unico, in formato tabella.

 Si scopre così che il più ricco di Roma (almeno secondo il fisco) è Giancarlo Giglio, classe 1941, 13,556 milioni di euro di reddito imponibile. Poi, Massimiliano Zucchi (13,044 milioni). Francesco Totti è al terzo posto, con 10,085 milioni di euro. Ed è anche il più ricco tra quelli con meno di 40 anni. C'è un calciatore di 29 anni che dichiara 4,725 milioni: Jonathan Jacques Guy Zebina. Più di Antonio Cassano, 4,550 milioni. Difficile trovare un giovane ricco non calciatore, a Roma: a 1,6 milioni c'è Alessia Marcuzzi (35 anni), per dire. E anche questo è un po' specchio dell'Italia.

 La dice lunga questo rapido proliferare delle dichiarazioni dei redditi, sul peer to peer. Avviene - ricordiamolo - grazie a comuni utenti che scelgono di condividere i file, contribuendo così a diffondere i dati dei redditi propri e altrui.

Sembra insomma che molti utenti abbiano apprezzato la mossa dell'Agenzia delle Entrate . A differenza di quanto avviene in altre platee, sono del resto tanti i blog che prendono le difese di Vincenzo Visco. La tesi di alcuni è infatti che, con i redditi resi pubblici, sarebbe stato più facile combattere l'evasione.

 Beppe Grillo, com'è noto, ha usato invece il proprio blog per attaccare Visco e Padoa Schioppa, con un post dal titolo "La colonna infame". Molti dei commentatori di quel post però ora cominciano a chiedersi come giudicare il fatto che l'idolo dei precari guadagni 4 milioni di euro l'anno. E che sia contrario, in questo caso, alla trasparenza della Rete.

 
 

[02-05-2008]

 
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