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Sweeney Todd

di Tim Burton. Con Johnny Depp, Helena Bonham Carter

di Narda Liotine

Sweeney Tood dopo essere evaso dal carcere, dove era stato ingiustamente rinchiuso per quindici anni, torna a Londra. Qui apre una barberia nel locale che sovrasta quello della signora Lovett e, in combutta con lei, decide di ripulire Londra sgozzando i suoi clienti e facendone pasticci di carne finchè non si presenti la possibilità di vendicarsi del giudice Turpin, l’uomo che lo ha condannato e che ora protegge sua figlia.

Il riadattamento cinematografico di Tim Burton, per cui gli scenografi italiani Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo si sono guadagnati l’oscar, trae la propria materia, ma mai la sua ragion d’essere, dal musical di Stephen Sondheims messo in scena per la prima volta a Broadway nel 1980. Oltre all’immancabile Johnny (Edward) Depp, a fargli da deuteragonista c’è la gotica consorte del regista, Helena Bonham Carter, un secolarizzato e cinico Alan Richman e lo spassoso Sacha Baron Cohen. La coppiata Burton-Depp ha ormai ottenuto i favori di una grossa porzione di pubblico in virtù della collaborazione ultradecennale e pare quasi una garanzia.

Tutto però sembra appartenere al passato, confinato in altri mondi immaginari da incubo e da sogno, ma non in questo. Depp torna ad essere Mani di forbice e si rallegra d’aver recuperato le sue appendici taglienti, ma, come il resto del cast, non ha capacità canore sufficienti, tanto che il musical perde di coesione e si tramuta in un centone diseguale di parti cantate senza inflessione che mai si frappongono orecchiabilmente tra quelle recitate, dando a più riprese la nausea. L’intento satirico che possiamo scorgere nelle maglie di questa lugubre narrazione doveva sembrare ancor più vivo sul palcoscenico di Broadway se qui all’evidente decadenza in stile dickensiano della città non corrisponde un’ opportuna analisi della società.

Il canovaccio di gusto brechtiano viene così sfruttato a fini scenografici poichè asseconda mirabilmente, nella sua atmosfera sinistra, l’estetica goticheggiante e il gusto per il macabro cari al regista che, però, non convince affatto nel trattamento della narrazione. Sweeney non ha né la dinamicità né il tenore del musical, una pecca a cui gli sguardi perennemente accigliati di Depp e le occhiaie della Bonham Carter non possono rimediare.

 

 


Secondo te quanti euro merita??
 
 
TAG: - burton - depp
 

[01-03-2008]

 
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