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Mastella? Mi dimetto, no, forse

altro triste capitolo dell'Italia in mutande

Clemente Mastella

"Mi dimetto, getto la spugna", così con tono commosso e attaccando il giudice che ha arrestato la moglie, definita "un ostaggio", il ministro Mastella, lui stesso indagato per concussione, ha concluso il discorso alla Camera dove parlava dopo l'arresto di Sandra Lonardo per tentata concussione. Tra gli applausi della camera la "vittima" Mastella ha comunicato le dimissioni, sceglie la famiglia anziché il potere. Ma cosa sceglie? Qualunque ministro al mondo si sarebbe dimesso se indagato!

Dimissioni che però il presidente del Consiglio Romano Prodi, per paura che il governo vacilli, ha respinto. "Ringrazio il presidente Prodi per avermi confermato la fiducia, ma adesso è più importante che stia accanto a mia moglie. Ogni decisione verrà dopo", ha commentato Mastella. In sintesi si è riservato il diritto di poter ritornare ad occupare la sua poltroncina.

Insomma, siamo alle solite. Mentre l'Ansa parla di lobby Udeur e tutti i giornali riportano i sette reati per cui è indagato, Mastella e consorte ne escono come degli eroi, Clemente apllaudito alla Camera come fosse il salvatore della patria. Sandra "presa in ostaggio" è il simbolo della famiglia da difendere, due povere vittime di un sistema giudiziario fallato (ma scusate chi era il ministro della giustizia?), sono solo vittime dei "cattivi" magistrati. In fondo, come ha ricordato Mastella nel suo discorso "gli umili soffrono quando i potenti si combattono". Poveri, ora come faranno?

 

 
 

[17-01-2008]

 
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