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Michael Clayton

di Tony Gilroy. Con George Clooney, Tilda Swinton, Sidney Pollack

di Svevo Moltrasio

Michael Clayton lavora per un importante studio legale, ma non è un avvocato. Vorrebbe darsi da fare nelle aule di tribunale, ma i compiti che gli assegnano sono più misteriosi e rischiosi. Una sorta di risolvi problemi: e quando il suo studio se ne ritrova per le mani uno davvero grande, Clayton dovrà darsi da fare.

Presentato in concorso all’ultimo Festival di Venezia, MICHAEL CLAYTON segna l’esordio dietro la macchina da presa dello sceneggiatore Tony Gilroy. Il film sebbene apprezzato da critica e pubblico, non ha fatto particolare breccia nei cuori dei giurati, uscendo così dal concorso a mani vuote.

L’opera rientra in una certa categoria del cinema americano in voga negli ultimi anni, ma che riprende temi ed atmosfere anni 70, cui spesso marchio di fabbrica sono la presenza di nomi quali Clooney e il regista, qui produttore, Steven Soderbergh. Una sorta di ibrido tra la grande confezione hollywoodiana e un’intenzione più autoriale, spesso di denuncia, ma sempre con toni riflessivi e amari.

Così come non sfugge da un certo cliché recente l’introduzione - sia dei personaggi che delle situazioni narrative - avvolta in un mistero, dovuto a pochi chiarimenti a favore dello spettatore che per una buona mezzora rischia di brancolare nel buio. Al di là di un flash back non proprio indispensabile su cui si sviluppa l’intera vicenda, la sceneggiatura e la regia sono particolarmente solide, e l’intrigo che prende piede lentamente si lascia seguire fino in fondo. Ma non è questo il punto di forza del film, che invece va individuato nel tratteggio dei personaggi, con un cast perfetto, e un Clooney che riesce a dare un’umanità sincera al ritratto di un perdente di successo.

 

 


Secondo te quanti euro merita??
 

[28-10-2007]

 
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