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Tango romano
 
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Tony

Mi chiamo Mark, sono un amico inglese di Cornelia. Lei è partita per gli Stati Uniti e per un po’ se ne starà lì. Mi ha pregato di sostituirla nel seguire la rubrica Tango romano. Non sono un granché nello scrivere e neanche come ballerino. Ho imparato a ballare in Germania, quel tanto che basta per poter entrare nelle milonghe. Sono un ingegnere del suono e nel 2002 mi trovavo a Roma per la registrazione di un LP di una pop star americana . Una sera, nel tentativo di dimenticare un amore, andai a ballare in una milonga di Roma, il Giardino del Tango per l’esattezza.
Restai per una mezzora fermo in un angolo, l’ambiente un po’ buio e la ferita d’amore che mi portavo dietro mi impedivano di prendere delle iniziative. Così, come si fa in questi casi, mi avvicinai al bar ed ordinai un Gin tonic. Accanto a me c’era un uomo che mi guardò con un sorriso dolce, poi fece al cameriere: “Lui è mio ospite”. Poi mi guardò: “Mi chiamo Tony” – “Grazie, ma perché?” – “Perché non sai ballare, come me”. Entrambi, all’unisono, coi nostri drinks in mano, ci voltammo verso la pista a guardare le coppie che si stringevano e volteggiavano. Quell’ansia che avevo nel petto svanì, almeno per quella sera.
Dopo un po’ me ne tornai in albergo un po’ brillo, nel taxi quella frase… “Non sai ballare” … mi rimbalzava nella testa e lentamente ne iniziavo ad afferrare il doppio senso. Era quasi come se Tony mi avesse detto: “Non sai nuotare… o non sai vivere?”
Sono passati cinque anni da quella sera, sono stato in giro per il mondo: concerti, sale di registrazioni.
Ora sono di nuovo a Roma e ci resterò per un bel pezzo. L’altra sera sono tornato al Giardino del Tango e quando sono entrato ho chiesto subito di Tony, un ragazzo mi ha detto:
“Tony ci ha lasciati, non c’è più”

Mark

[20-09-2007]

 
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