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Tango romano
 
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Un tango di Pugliese

L’inizio sono i preparativi notturni di una battaglia cavalleresca d’altri tempi. Che sia d’amore o tra eserciti questo non conta. Si aprono spazi verdi all’alba di un giorno qualsiasi con i primi sommovimenti di truppe: sbuffi e nitriti di cavalli. Generali che scrutano il cielo e l’orizzonte, poi i loro cuori soverchiati dalla vita. All’attacco! E i violini lo sottolineano con gli archetti di pece che strappano le corde: la marcia, il galoppo che tuona il terreno. Lei o lui che si portano in giro un pezzo di noi! Allo scontro!
Non c’è pace sul dondolo della veranda, illesi, con l’aria fresca della notte, perché l’altro ci sta portando in giro, chissà in quale bordello, vero o falso, e se falso ancora più struggente è la quiete sulla veranda. Prigioniera quella parte di noi nell’altro che vola nel mondo. E quando siamo noi a volare non ci rendiamo conto che ci portiamo dentro parti di altri che fanno risuonare, lontano, anime in pena.   
Si avvicina un tipo ferito, “trasportato chissà dove”. Io sono seduta al tavolo di una Milonga con queste idee in testa di un tango di Pugliese. M’invita. Due feriti con lo sguardo nel vuoto, dondoliamo abbracciati le parti di altri che si struggono su dondoli di verande.

Cornelia  

[28-08-2007]

 
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