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Il comandante e la cicogna

di Silvio Soldini. Con Valerio Mastandrea, Alba Rohrwacher, Giuseppe Battiston

di Alessio Palma

In una Torino ben poco riconoscibile s’intrecciano le storie di Leo, idraulico rimasto solo con due figli adolescenti da crescere, di Diana, artista sognatrice che fatica a pagare l’affitto, del suo proprietario di casa Amanzio, uomo burbero ma capace di generosità e del disonesto avvocato Malaffano. Le loro vicissitudini vengono osservate dalle statue di Garibaldi, Verdi e Leopardi, che dai loro piedistalli osservano le sorti di un’Italia impazzita.

E’ ormai un’abitudine per Silvio Soldini alternare film realistici e “impegnati” a commedie surreali. A seguire BRUCIO NEL VENTO c’era stata la parentesi colorata di AGATA E LA TEMPESTA, ora, dopo due opere severe come GIORNI E NUVOLE e COSA VOGLIO DI PIU’, questo IL COMANDANTE E LA CICOGNA cerca di replicare la leggerezza svagata di alcune delle cose migliori del regista, PANE E TULIPANI su tutte.

La sceneggiatura, scritta da Soldini con Doriana Leondeff e Marco Pettenello, non prevede un protagonista principale strutturando la storia come un mosaico dove ciascun segmento narrativo ha la stessa importanza degli altri. Una ricerca di coralità che si scontra però con la scarsa verosimiglianza di quasi tutti i caratteri. L’avvocato, la giovane pittrice, il moralizzatore Amanzio ed Elia, il figlio nerd di Leo, sono figurine più che personaggi realmente compiuti e malgrado i continui richiami alla realtà concreta in cui si dibattono, la loro dimensione è quella della fiaba. Una fiaba che non ha però il candore e l’autenticità dei modelli cui magari Soldini s’ispira (Kaurismaki in testa).

Il film ha un andamento prolisso e non diverte mai veramente, le invenzioni grafiche volutamente “finte”, (la scomparsa del personaggio di Claudia Gerini, la corsa in bicicletta di Elia, il volo della cicogna sopra la città) sono risolte con trucchi visivi stridenti rispetto al realismo scenografico della storia, il connubio tra umorismo e dramma stenta a trovare equilibrio. E la trovata di far parlare le statue dei padri della nazione, indignati per un presente che ha disatteso le loro speranze, è viziata da un eccesso di moralismo che non dice poi molto di originale su vizi e mali dell’Italia contemporanea.

Guarda il Trailer

 


Secondo te quanti euro merita??
 
 
 

[20-10-2012]

 
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