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20 settembre - 28 ottobre: FOTOGRAFIA - Festival Internazionale di Roma

di Renata Pasquini

Rimarrà a Roma ancora fino al 28 ottobre "Fotografia - Festival internazionale di Roma".

Giunta ormai all'undicesima edizione, la manifestazione è iniziata il 20 settembre al Macro, il Museo di Arte Contemporanea di Roma (Testaccio), ed è organizzata con il patrocinio di Roma Capitale Assessorato alle Politiche Culturali e Centro Storico e dallo stesso MACRO.

Il Tema scelto per quest'anno è "WORK", il lavoro in tutte le sue forme. Attraverso gli scatti dei più interessanti fotografi del momento, tra conferme e giovani talenti, il festival si propone di riesplorare questo soggetto tipico della fotografia, fin dalle origini, alla luce di quello che è il lavoro oggi.

Non più quindi contadini curvi sulla terra o folle anonime di operai, tra sfruttamento e disoccupazione, ma lavoratori e mestieri nell'era della tecnologia. Non più il sudore ma lo stress della vita sedentaria.

Troviamo così "Camera Work", a cura di Marco Delogu, rassegna sull'evoluzione del lavoro, dalle miniere di Koudelka, agli sguardi vuoti e i pranzi sbocconcellati degli impiegati di van Roekel, fino alla rappresentazione del britannico Simon Roberts del mondo del lavoro in questo particolare momento.

Da una condizione generale, quella di una trasformazione che riguarda tutti, ad una particolarissima: il lavoro del fotografo di guerra. È questo il mestiere al centro dell'esposizione curata da Marc Prüst, "This is not an Office". Il titolo dice tutto: i principali fotografi di guerra (da Stanley Greene a Marco Vernaschi) si raccontano, imprimendo sulla pellicola dubbi e ragioni di una scelta difficile, distante anni luce dall'universo chiuso di un lavoro impiegatizio, rassicurante e alienante al tempo stesso.

Lo sguardo del festival si allarga poi ad abbracciare un altro aspetto del lavoro, lontano dall'idea tipica di mestiere nell'epoca del terziario: in "Burma's stories", a cura di Paola Ugolini e ancora di Delogu, troviamo attività dimenticate svolte dai bambini del Myanmar, come trasportare grandi carichi di ghiaia, svegliandosi prima dell'alba, per aiutare la famiglia.

Il festival dunque, fra denunce appassionate e sguardi surreali che catapultano in un mondo in bilico fra presente e passato (basti pensare a "Lo zuavo scomparso" di Paolo Ventura), riesce davvero a presentare un grande affresco della condizione attuale del lavoro, e della direzione in cui questo si sta muovendo.

 
 

[08-10-2012]

 
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