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Bella addormentata

di Marco Bellocchio. Con Toni Servillo, Isabelle Huppert, Maya Sansa

di Rosario Sparti

Negli ultimi sei giorni della vita di Eluna Englaro un senatore deve scegliere se votare per una legge che va contro la sua coscienza o non votarla, disubbidendo alla disciplina del partito, mentre sua figlia Maria, attivista del movimento per la vita, manifesta davanti alla clinica dove è ricoverata Eluana. Roberto, con il fratello, è schierato nell'opposto fronte laico. Un "nemico" di cui Maria si innamora. Altrove, una grande attrice cerca nella fede e nel miracolo la guarigione della figlia, da anni in coma irreversibile, sacrificando così il rapporto con il figlio. Infine la disperata Rossa che vuole morire, ma un giovane medico di nome Pallido si oppone con tutte le forze al suo suicidio.

 Dopo l’escursione storica di VINCERE, Marco Bellocchio torna a guardare la realtà italiana dei nostri giorni, soffermandosi in particolare sul caso di Eluana Englaro, che rimane sullo sfondo di quattro storie che vi ruotano intorno. Quattro storie di peregrinazioni, di un viaggio dell’anima che conduce dalla vita alla morte per poi compiere il percorso inverso. Passaggi. Passaggi d’idee ed emozioni, di posizioni ideologiche e religiose. Aiutato da una troupe tecnica d’altissimo livello (fotografia, montaggio e musica raggiungono vette non usuali per il nostro cinema), il regista piacentino, trova una ulteriore conferma della qualità del suo lavoro in un cast eccezionale, dove a spiccare sono Toni Servillo, Isabelle Huppert e Maya Sansa che offrono interpretazioni solide e vibranti.

Dove il film sembra non riuscire a volare altrettanto alto è nella scrittura, imbrigliata dalla gabbia della coralità, ma, la volontà di non fare del film un manifesto ideologico è riuscita e spiazzante per i detrattori del regista; attraverso le storie dei personaggi, passano così in rassegna le vari declinazioni sul tema della libertà personale che finiscono per convergere in un elogio della vita. Non sempre però la costruzione dei personaggi è solida, finendo per privilegiarne alcuni e mettere in risalto il valore puramente strumentale d’altri, inoltre, alcune sottotrame rimangono abbozzate e alcuni percorsi narrativi sembrano concludersi bruscamente. Trattando un materiale così incandescente, il regista, giustamente cerca di raffreddarlo e non cercare la sterile provocazione, trattenendo così una emozione che si vorrebbe più deflagrante e che, solo a tratti, riesce a scuotere lo spettatore.

 Se la scrittura non sempre riesce a colpire nel segno, senz’altro la regia graffia e conferma il regista come uno degli sguardi più immaginifici del cinema europeo. Quando trasfigura la realtà, come nel caso dell’esaltazione religiosa del personaggio dell’attrice ma soprattutto nella parentesi ambientata nelle stanze della politica, Bellocchio mostra i muscoli, creando sequenze straordinarie dal punto di vista concettuale ed estetico, riuscendo a scuotere  dal profondo lo spettatore. Una scossa che, nell’ultima scena, trova negli occhi di Maya Sansa tutto il coraggio, il pudore e il valore etico di cui il film si fa voce.

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votanti: 4
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[11-09-2012]

 
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