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Scontri tra forze dell'ordine e manifestanti Alcoa

Quattordici i feriti. I lavoratori: "Non andiamo via senza una risposta seria"

di Luca Siliquini

Ancora tensioni in centro a Roma per via delle proteste dei lavoratori Alcoa. Il corteo, partito stamane da piazza della Repubblica al grido di: “Mamma mamma mamma sai perché siam venuti qua? La cassa integrazione non la vogliamo far!” è sfociato in numerosi scontri con le forze dell’ordine. I 500 operai accorsi in mattinata da Civitavecchia a Roma per protestare contro la chiusura dello stabilimento di Portovesme hanno infatti ripetutamente tentato di deviare il percorso della manifestazione. Si sono inoltre verificati alcuni lanci di bombe carta, bottigliette, petardi e razzi segnaletici sotto il ministero dello Sviluppo economico in via Molise. Da lì, Polizia e Carabinieri sono intervenuti, bloccando via Molise all'angolo con via Veneto - con conseguente paralisi del traffico e deviazione di più autobus - e caricando più volte i manifestanti.

I disordini sono definitivamente esplosi all’arrivo di Stefano Fassina, responsabile del settore economia e lavoro del Partito democratico. L'esponente Pd, appena giunto davanti all'ingresso del Mise, è stato subito circondato e insultato dai lavoratori Alcoa. Fassina è stato, quindi, scortato dalle forze dell'ordine fuori dalla zona del presidio. 14 agenti risultano contusi tra le forze dell'ordine, tra cui un dirigente, tre carabinieri ed un finanziere. E’ a tuttora in corso il vertice tra governo e azienda Alcoa. Ma i lavoratori avvertono: “Non andiamo via di qui senza una risposta seria da parte del governo”. “La giusta rabbia degli operai sardi a Roma è la punta dell'iceberg di una situazione ormai insostenibile che sta emergendo con estrema drammaticità e durezza in tutto il paese”, comunica in una nota USB. “La disoccupazione avanza senza limiti, come anche l'inflazione, la cassa-integrazione, la mobilità, la povertà. Ciò che si riduce è soltanto il salario, la pensione, i risparmi e il potere d'acquisto delle famiglie italiane. La risposta del governo Monti è una ricetta che prevede ulteriori sacrifici, nuove tasse, privatizzazioni e tagli allo stato sociale. Il 90% dei partiti non dice nulla ed appoggia il governo Monti, sino a prevedere un Monti-bis e chissà, dopo forse anche un Tre-Monti”. Una dura critica anche ai sindacati nazionali. “Silenzio e tanta ipocrisia da parte di Cgil, Cisl, Uil e Ugl”, conclude USB. “Chi invece protesta viene indicato come ‘nemico della patria’ e manganellato: questa è la loro democrazia. USB è con tutti i lavoratori in lotta e ritiene sia giunto il momento di scendere in piazza tutti insieme per dimostrare un dissenso concreto e determinato alle politiche di questo governo, al ricatto del debito e delle banche, allo strapotere delle aziende e dei grandi gruppi finanziari".

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TAG: alcoa
 

[10-09-2012]

 
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