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Processo truffa Coop Casa lazio

le richieste del pm; 4 anni e sei mesi a Falco

Condannare a quattro anni e sei mesi di reclusione Francesco Emilio Falco e a tre anni la figlia Eleonora, entrambi imputati nell'ambito dell'inchiesta sulla megatruffa attribuita al consorzio Coop Casa lazio.

Queste le condanne sollecitate dal pm Stefano Pesci nel corso del processo nei confronti dei due in corso davanti alla settima sezione del tribunale penale collegiale. Sulla richiesta i giudici si dovrebbero pronunciare il 5 luglio prossimo. Il 14 ottobre del 2004 i due furono rinviati a giudizio dal gup Renato Croce, che il 29 novembre successivo condannò con rito abbreviato, a tre anni e quattro mesi di reclusione Salvatore Di Giorgio, funzionario del ministero delle Attività produttive, e a tre anni l'intermediario Franco Danna, anche loro coinvolti in questa stessa vicenda.

Corruzione, falso materiale e occultamento di atti veri, sono i reati contestati agli imputati. Secondo l'accusa Francesco Falco, all'epoca dei fatti presidente del consorzio Coop Casa lazio, sarebbe l'ideatore della mega truffa da alcuni milioni di euro che ha mandato in frantumi il sogno di una casa di migliaia di soci di 49 cooperative.

Secondo l'accusa, Di Giorgio, incaricato di eseguire un'ispezione straordinaria su "Coop casa lazio", avrebbe ricevuto 75mila euro, dai due Falco per "compiere - si atti contrari al suo dovere d'ufficio e più specificatamente per predisporre una relazione ispettiva favorevole al consorzio" Danna invece da questa operazione in cui avrebbe avuto il ruolo di mediatore avrebbe guadagnato 65mila euro.

Solo a Francesco Emilio Falco, inoltre, si contesta il reato di calunnia, per aver falsamente dichiarato la falsità della propria firma apposta per girata o per avallo su cambiali per circa 15 milioni di euro emesse da una decina di cooperative a lui riconducibili.

 
 

[08-06-2007]

 
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