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Cronache di reparto
 
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Nel cassetto del comodino

Irina ha circa 20 anni. Dico “circa” perché non parla una parola di italiano. E’ venuta due settimane fa in Pronto Soccorso, l’hanno vista scendere da una macchina che si è subito allontanata.

Il suo bagaglio è uno zaino, con disegnati a lettere grandi il suo nome e la bandiera bielorussa. I colleghi mi hanno raccontato che la sera del ricovero è stata necessaria una lavanda gastrica perché c’era un forte sospetto di avvelenamento.

Abbiamo contattato l’ambasciata ma ad oggi nessuno si è fatto vivo. Non so se abbia parenti qui in Italia, se lavora, e so poco o nulla dei suoi sintomi, perché non parla né fa cenno di aver bisogno di qualcosa, che so io, di un banale bicchiere d’acqua. Sono stato in seria difficoltà nel riuscire a tirare fuori una diagnosi verosimile.

Irina ogni due giorni continua a manifestare chiari segni di sepsi. La sepsi è un quadro di infezione sistemica che si manifesta quando un numero molto grande di batteri entra in circolo: dà febbroni altissimi, difficoltà respiratorie, ipotensione, mettendo in serio pericolo la vita del paziente. Il problema è che io non riuscivo a capire come potessero accadere ad Irina questi episodi infettivi così frequentemente malgrado la terapia antibiotica quotidiana e le buone abitudini di lei, controllata a vista dagli infermieri.

Non riuscivo a capire fino a ieri, quando ho fatto di testa mia.
L’ho visitata da capo a piedi per l’ennesima volta, da solo, senza tentare di ricevere risposta alle domande, e ho notato alcuni piccoli puntini rossi sul braccio di destra che prima non c’erano.

Un sospetto, in verità, lo avevo già da un po’. Gli sguardi strani, tra il timoroso e il guardingo, che la ragazza mi lanciava ogni mattina durante il giro visite mi avevano indotto a pensare che qualcosa di poco chiaro doveva esserci per forza.

Con una scusa ho mandato Irina a fare una lastra del torace accompagnata dal portantino. Appena l’ho vista prendere l’ascensore, sono andato nella sua stanza e ho aperto il cassetto del comodino. Nascosto sotto a un pacco di biscotti c’era una siringa ancora mezza piena, insieme a una decina di aghi.

L’odore non lasciava tanti dubbi sul contenuto giallastro della siringa: Irina di nascosto si iniettava il suo materiale fecale ed urinario in vena, ecco spiegati i febbroni. Il perché non lo sappiamo ancora. Oggi sollecito l’ambasciata, ho bisogno al più presto di un interprete.

[07-06-2007]

 
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