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Moonrise Kingdom

di Wes Anderson. Con Bruce Willis, Edward Norton, Bill Murray

di Rosario Sparti

Estate 1965. In un'isola al largo delle coste del New England, due dodicenni si innamorano, stringono un patto segreto e fuggono insieme nella foresta. Mentre le autorità li cercano, una violenta tempesta sta per scatenarsi al largo dell'isola.

Presentato in concorso nell’ultimo festival di Cannes, il nuovo film di Wes Anderson è una variazione sui temi e lo stile che il regista americano ha reso un marchio di fabbrica inconfondibile. Se questo potrebbe far pensare a una stanchezza narrativa e una tendenza manieristica, il film, nel suo svolgersi, dissipa ogni dubbio, sfoggiando un’inventiva scoppiettante sul piano visivo e del racconto. Il film si avvale di un cast sontuoso che mantiene le promesse, con un Bruce Willis che gioca con il suo ruolo da duro, un ritrovato Harvey Keitel, gran Mogol che nel finale diviene un novello Anchise, e i due fantastici esordienti Jared Gilman e Kara Hayward, protagonisti di rara efficacia.

In punta di piedi, il regista, ci fa entrare in questa storia d’amore e ribellione giovanile, quasi un LA RABBIA GIOVANE addolcito, dove di fronte alle illusioni e menzogne degli adulti sempre più soli, frustrati e divisi, si sceglie la via della fuga. Un’ottica che, sin dal prologo, è illustrata grazie all’uso della musica del compositore Benjamin Britten, in un gioco di scomposizione delle parti strumentali, per poi ricomporle nella forma della fuga musicale. Il legame diretto del regista con la Nouvelle Vague, in particolare con Truffaut, diviene poi qui ancora più evidente grazie alle piccole variazioni stilistiche rintracciabili nella pellicola: fotografia in Super 16mm, largo uso della camera a mano, fotografia con luce naturale rubata dalle numerose scene in esterni.

Con il consueto ribaltamento di ruoli tra adulti mai cresciuti e adolescenti afflitti dai problemi della maturità, stavolta Wes Anderson realizza il suo film più romantico e pertanto più cupo e disperato, come le storie dei personaggi e il climax apocalittico del finale sembrano suggerire. Un romanticismo sempre temperato dalla grazia, dai mezzi toni che il regista padroneggia come pochi, riuscendo con poche pennellate a disegnare lo stupore, l’imbarazzo, la gioia, la paura, il desiderio dei sentimenti di gioventù in una scena, come quella della spiaggia, che è tra le migliori viste al cinema negli ultimi tempi. La storia di questi due giovani che fuggono dai problemi familiari, si riconoscono in un comune sentire e pian piano, durante una tragicomica avventura, finiscono per rendersi necessari l’uno per l’altro come solo l’amore sa fare, è qualcosa che noi tutti conosciamo. “E’ il tempo dell’amore che non scorderai per tutta la vita”, canta Francoise Hardy, e noi non possiamo che essere d’accordo.
 



votanti: 26
Secondo te quanti euro merita??
 
 
 

[18-06-2012]

 
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