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Aperta tomba di De Pedis, vicino alla bara trovati resti ossei in una cassetta

l'apertura della bara era stata decisa dalla Procura, seguiranno gli accertamenti sulle ossa ritrovate

Nei pressi della bara di Enrico “Renatino” De Pedis è stata trovata una cassetta con dei resti di ossa che potrebbero non appartenere all’ex boss della Banda della Magliana ucciso in un agguato nel 1990.
Il colpo di scena nell’inchiesta per far luce sulla scomparsa di Emanuela Orlandi - che dovrà ora essere confermato o meno dalle analisi della scientifica - arriva nel pomeriggio, dopo ore di lavoro degli uomini della polizia nel cortile della Basilica di Sant’Apollinare.

Il sarcofago con la salma di De Pedis è stato prima smurato dalla nicchia all’interno della Basilica, poi è stata estratta ed aperta una cassa di zinco che conteneva a sua volta la bara di legno che è stata analizzata all’esterno. Proprio durante le operazioni di estrazione del sarcofago è stata trovata la misteriosa cassetta con dei resti ossei che saranno analizzati. Le verifiche della polizia saranno estese anche all’ossario della Basilica dove sono conservate circa duecento cassette con altri resti ossei.

Identità del corpo - Riguardo invece all’identità del corpo trovato nella bara, questo è apparso in buono stato di conservazione tanto che è stato possibile l’esame delle impronte digitali che hanno confermato l’identità: si tratta di Enrico De Pedis. Non sarà quindi necessario l’esame del dna.

Dopo gli accertamenti di oggi seguiranno altre ispezioni coordinate dal medico legale Cristiana Cattaneo che è coadiuvata da un’equipe di antropologi e archeologi forensi. Per tutta la mattinata, fino al termine delle operazioni, la basilica nel cuore di Roma è stata assediata da giornalisti, forze dell’ordine e decine di curiosi. Oltre al procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo è giunto a Sant’Apollinare anche il capo della Mobile Vittorio Rizzi, il fratello di Emanuela Orlandi Pietro ed il cugino Pasquale Lo Russo.

"Spero che ci sia collaborazione tra Vaticano e magistratura -ha detto Pietro Orlandi - perché io sono convinto che ci sia qualcuno all'interno del Vaticano e nelle istituzioni italiane che sa come sono andate le cose. E' chiaramente una verità che dà ancora fastidio e questo giustifica la reticenza e l'omertà in tutti questi anni".

L’apertura della bara di Enrico De Pedis era stata decisa dalla Procura di Roma lo scorso 24 aprile. Anche il Vaticano aveva espresso piena volontà di collaborazione. La decisione era stata presa dopo le testimonianze dell’ex compagna di De Pedis, Sabrina Minardi, che rivelò agli inquirenti che a sequestrare Emanuela, nell’83’, fu proprio il boss. Anche una telefonata anonima alla trasmissione “Chi l’ha visto” indicava l’insolita sepoltura di De Pedis a Sant’Apollinare come chiave del mistero della scomparsa della giovane figlia di un dipendente del Vaticano.
 
 

[14-05-2012]

 
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