Giornale di informazione di Roma - Mercoledi 28 settembre 2016
 
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Fiaccolata contro la crisi e per i troppi suicidi degli imprenditori

"Bisogna fermare l'escalation dei suicidi"

La pioggia non ha fermato un migliaio di manifestanti che sono scesi in piazza del Pantheon per denunciare gli effetti devastanti della crisi economica sull'imprenditoria. Una fiaccolata per dire "basta ai tanti, troppi suicidi causati dalla crisi economica". Basti pensare alle storie di Mario Frasacco che si è ucciso perché il suo centro di progettazione di alluminio era in fallimento o quella di Pasquale Clotilde, il corniciaio che si è tolto la vita nel suo retrobottega a Centocelle perché non riusciva più a tirare avanti. Si sono riuniti imprenditori e lavoratori, associazioni datoriali e sindacati, rappresentanti di istituzioni dei diversi colori politici e partiti; una iniziativa unica nel suo genere chiamata "Silenziosamente". Oltre mille i partecipanti, secondo il promotore principale della fiaccolata: il presidente della Federlazio, Maurizio Flammini. La richiesta che arriva dalle imprese e "un patto di onore" con gli enti locali per garantire pagamenti regolari ai fornitori; la chiusura dei debiti pregressi; forme di compensazione tra i crediti vantati dalle imprese nei confronti della Pubblica amministrazione e i debiti di natura tributaria e contributiva. Il problema principale è infatti il ritardo, a volte anche di anni, dei pagamenti della pubblica amministrazione e degli enti pubblici nei confronti delle imprese privata.

In piazza, accanto agli imprenditori e ai lavoratori manifestano anche il sindaco di Roma Gianni Alemanno e il presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti. Entrambi chiedono di allentare i vincoli del patto di stabilità. "Le piccole e medie imprese - dice Alemanno - sono come dentro una tenaglia, devono pagare le tasse ma i pagamenti non arrivano. C'e bisogno che il governo dia un segnale subito altrimenti è una tragedia". "Se non si modifica il patto di stabilità - sostiene Zingaretti - gli enti locali non possono investire". "Giovedì faremo partire una lettera indirizzata al governo e a tutte le istituzioni locali - annuncia Flammini -. In otto punti chiediamo cosa bisogna fare per salvare le imprese e per salvare l'Italia: la pubblica amministrazione, così come ha stabilito la Commissione Europea, deve pagare entro 30 giorni; la Cassa Depositi e Prestiti ha ingenti somme ferme e potrebbe finanziare lo Stato per saldare i debiti con le imprese; bisognerebbe potenziare il sistema dei confidi". "Lo Stato deve pagare i 70 miliardi di debiti che deve alle imprese italiane - gli fa eco il presidente della Camera di Commercio di Roma Giancarlo Cremonesi -. Rivolgiamo un appello prima al governo e poi alle istituzioni locali: bisogna aiutare le imprese nell'accesso al credito, la pubblica amministrazione deve saldare i suoi debiti".
 
 

[19-04-2012]

 
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