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Riforma Fornero, non solo art.18. Come cambiano il mercato del lavoro e i licenziamenti

Raggiunta l'intesa tra le parti sociali e il governo sul testo. Dicono tutti si, ma la Cgil non ci sta

Di Enrico Ferrara

La giornata di martedì ha segnato una svolta, per certi versi, epocale. Politica e giuridica allo stesso tempo.

Non solo perché cambierà il mercato del lavoro, – vedremo, però, cosa e come uscirà il testo dall’esame parlamentare – ma soprattutto perché sono già state trasformate le modalità con cui si è approdati al testo definitivo di intesa.

Il governo Monti, per evitare le lungaggini di una trattativa affannosa ed estenuante, ha preferito, per la prima volta nella storia della ‘Seconda Repubblica’, optare per la verbalizzazione dei giudizi delle parte sociali – sindacati e rappresentanza delle imprese – ponendo fine, forse per sempre, al metodo della concertazione. Il premier, alla fine della discussione, ha chiesto a tutti i partecipanti di verbalizzare, appunto, il testo redatto. Tutti hanno manifestato il loro giudizio positivo sull’impianto generale, eccetto la Cgil.

Ha voluto tirare dritto decisa il Ministro Fornero, consapevole che il braccio di ferro con il leader della Cgil avrebbe, alla lunga, portato ad un arresto forzoso della già complessa trattativa, fino ad arenarla.

Dopo due mesi di incontri serrati, formali e informali, l’intesa c’è. Il testo pure, seppur in una versione quasi definitiva: si aspetta, infatti, l’ultimo vertice di oggi –previsto per le 16 - tra l’esecutivo e le parti sociali per le ultime precisazioni e correzioni di dettaglio.

La sostanza dei punti chiave,messi già nero su bianco, non verrà alterata – si suppone – fino alla discussione parlamentare. Arretramenti il governo non ne vuole.

La riforma Fornero, che sarà applicata non solo ai neoassunti ma verrà estesa a tutti i lavoratori, eccetto il comparto statale, per come si è delineata è ambiziosa. Vuole esserlo. Ha l’obiettivo di porre le condizioni, sebbene in un momento recessivo per la nostra economia, per un rilancio sostanziale, ma futuro, dell’economia. Lo scopo è quello di riuscire a superare l’attuale dualismo del mercato del lavoro e creare un welfare dinamico e moderno.

Un disegno normativo, nella costruzione e nel ripensamento di tutele, garanzie e alleggerimenti, perfettamente in linea con il quadro europeo.

Come cambierà il mercato del Lavoro?

La riforma Fornero non è solo la modifica dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori. Lo è anche, però.

Non c’è dubbio che venga abbattuto e scalfito il totem simbolico di decenni di lotte e conquiste sindacali. Attenzione, però, a non fermarsi solo alla revisione della disciplina dei licenziamenti, senza guardare la strategia complessiva.

Licenziamenti:

Attualmente l’art. 18 della legge 300 del 1970 (Statuto dei Lavoratori) prevede, per i licenziamenti illegittimi (senza giusta causa o giustificato motivo soggettivo/oggettivo) il reintegro e il risarcimento dei danni.

Da domani, non sarà più così.

Il testo prevede che per i licenziamenti discriminatori sarà mantenuto l’attuale disciplina e il conseguente reintegro. Invece, per i licenziamenti disciplinari, la possibilità, a discrezione del giudice, di disporre il reintegro o l’erogazione di un’indennità da 15 a 27 mensilità. Solo l’indennità, sempre da 15 a 27 mensilità, spetterà ai lavoratori in caso di licenziamento per motivi economici.

Ammortizzatori Sociali:

Il sistema andrà a regime dal 2017 e necessiterà del biennio 2013-2014 per essere perfezionato e rodato.

Viene cancellato il sussidio di disoccupazione e al suo posto introdotta l’ASPI, l’assicurazione sociale per l’impiego. A differenza della precedente versione del sussidio, questa sarà universale.

Durerà 12 mesi (18 mesi per gli over 55) e sarà fino a 1119 euro lordi. Quindi, più alta e più lunga della attuale indennità da non lavoro.

Giovani, contratti e precariato

La riforma Fornero ha l’ambizione di invertire la situazione di precariato occupazionale, che coinvolge soprattutto i giovani lavoratori. Nel testo, si legge come il contratto a tempo indeterminato diventerà “dominante”. Dovrà essere il punto naturale di arrivo nel rapporto di lavoro.

Il contratto di apprendistato sarà il canale privilegiato per l’entrata dei giovani nel mondo del lavoro. Le regole restano quelle del testo unico approvato nel 2011

Per quelli a termine, ci sarà un limite di 36 mesi, oltre i quali non è ammessa alcuna proroga. Se rapporto di lavoro proseguirà, diventeranno a tempo indeterminato. I contratti a termine saranno aggravati dal contributo aggiuntivo del datore di lavoro dell’1,4% per i sussidi di disoccupazione

L’ obiettivo è penalizzare, sottoforma di disincentivi e aumenti fiscali, qualsiasi forma di contratto precario.

Sono previste, inoltre, nuove regole per i contratti a progetto, a partire da una definizione più stringente di progetto e il divieto di recesso del committente prima della scadenza.

Infine, lotta, con meccanismi presuntivi, alle false partite iva che mascherano rapporti di lavoro subordinato.

Piccole Imprese

Alle piccole imprese viene estesa l’efficacia dell’art 18 dello Statuto, prevedendo l’obbligo di reintegro nel caso di licenziamenti discriminatori. Tale norma, tradizionalmente, veniva applicata alle imprese con più di 15 dipendenti. Da domani, sarà estesa a tutte le imprese.

 
 

[22-03-2012]

 
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