Giornale di informazione di Roma - Mercoledi 28 settembre 2016
 
Seguici sui social:

 
 
 
 
 
Politikamente
 
» Prima Pagina » Politikamente
 
 

La Regione Lazio annuncia il boicottaggio dei prodotti "made in China"

Il consiglio regionale, per protestare contro le violenze delle autorità cinesi in Tibet ha disposto il divieto di importazione di prodotti cinesi

Di Enrico Ferrara

Il 29 febbraio il Consiglio Regionale del Lazio, per protestare contro le continue violenze del governo cinese ai danni del popolo tibetano, ha approvato un emendamento che vieta l'importazione e l'acquisto, per tutti gli uffici regionali, di prodotti provenienti dalla Cina.

La Regione Lazio, guidata dal Presidente Polverini, ha deciso ufficialmente di sfidare Pechino e per questo ha disposto, con effetto immediato, lo stop all'approvvigionamento di qualunque prodotto fabbricato, importato o che utilizzi materie prime provenienti dalla Repubblica Popolare.Una presa di posizione drastica e senza mezzi termini, che testimonia la volontà della Regione di reagire alle violenze, che la Cina da anni conduce sui monaci buddisti e sulla popolazione dell'intero Tibet.Una risoluzione che rischia, però, di aprire un serio incidente diplomatico con la delegazione cinese in  Italia e con il governo di Pechino.

L'atto d'inizio della guerra di boicottaggio commerciale ai prodotti cinesi nasce, in Regione, dalla presentazione di una mozione firmata da 28 consiglieri regionali di diversi gruppi – tra i più, spiccano le firme di Rocco Berardo della Lista Bonino e di Isabella Rauti del Pdl -, con l'obiettivo di « denunciare la drammatica situazione del Tibet».

Il testo, redatto dai Radicali e approvato dal Consiglio del Lazio quasi all'unanimità – contrari solo i due rappresentanti della Federazione della Sinistra - impegna la Regione e il suo Presidente ad invitare ufficialmente il governo cinese a desistere dalla conduzione di politiche repressive dell'autonomia e della libertà del popolo tibetano.
Inoltre, obbliga la Giunta Polverini a richiedere periodicamente alle autorità competenti informazioni dettagliate sulle condizioni dei monaci arrestati negli ultimi mesi.

Come se non bastasse, in calce alla mozione, il consigliere Pdl Ernesto Irmici ha depositato un emendamento al testo per sospendere «l’approvvigionamento di prodotti realizzati nella Repubblica Popolare Cinese ovvero realizzati con materie prime proveniente dalla Cina».
Di certo, non si è optato per la decisione più diplomatica per sensibilizzare le Istituzioni e l'opinione pubblica sulle violenze ai danni dei monaci buddisti.

L'esportazione dei princìpi di non violenza e libertà ha un costo alto, però, pari agli svantaggi del divieto di importazione. Che molti, in Regione, ritengono non sostenibile. Rinunciare ai prodotti cinesi, prevalenti in tutto il mondo, non sembra fattibile. Dai prodotti di cancelleria, passando per mobili e arredi, fino agli Ipad messi a disposizione dei consiglieri, tutti recano con sé il marchio “made in China”

Il caso rischia di aprire un'incidente diplomatico con le autorità cinesi, oltre che suscitare evidenti problemi di opportunità politica. Alcuni commentatori l'hanno definita come una trovata pubblicitaria, anche per rilanciare il “made in Italy”, altri una trovata scarsamente utile e poco praticabile.
 
 

[12-03-2012]

 
Lascia il tuo commento
 
 
 
  CORRELATE