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I costruttori romani lanciano l'allarme

nel settore -42% di investimenti. Pagamenti delle amministrazioni in ritardo. "Che si attivino soluzioni alternative"

La crisi si fa sentire anche per la categoria dei costruttori romani che registrano un -42 per cento di investimenti negli ultimi tre anni di Regione, Provincia e Roma capitale. Le amministrazioni hanno meno disponibilità per investire in opere pubbliche, tanto che i bandi di gara di Roma capitale rispetto al 2009 sono scesi del 35 per cento, quelli della Provincia di Roma del 70 per cento e quelli della Regione del 70 per cento.

A denunciare le difficoltà dei costruttori è il presidente dell'Acer Eugenio Batelli, all'assemblea annuale dei costruttori. "Nonostante le costruzioni private abbiano sostenuto il comparto dell'edilizia, si sono persi nella nostra Regione 25.000 posti di lavoro negli ultimi due anni -spiega Batelli- Nello stesso periodo le ore di cassa Integrazione guadagni nella nostra provincia sono aumentate del 60 per cento. I fallimenti di imprese edili nei primi sei mesi del 2011 sono aumentati, nel Lazio, del 32 per cento, contro una media nazionale del 7,1 per cento".

"C'è il rischio concreto che nel 2012 e nel 2013 Roma Capitale -continua Batelli- non abbia risorse per investimenti. La drastica riduzione degli investimenti in opere pubbliche, determinata dalle manovre che si sono susseguite - spiega Batelli - ha tolto ossigeno a una parte importante del settore delle costruzioni. A livello nazionale le risorse per nuove infrastrutture, negli ultimi 3 anni, sono calate del 34%, toccando il livello più basso degli ultimi venti anni".

LE AMMINISTRAZIONI PAGANO IN RITARDO - "Il problema dei fortissimi ritardi dei pagamenti da parte delle stazioni appaltanti, reso ancor più grave dall'assoluta indeterminatezza sulla durata dei ritardi -spiega il presidente Acer Batelli- sta mettendo in ginocchio le nostre imprese. O si interviene subito, o molte di loro sono condannate al fallimento. Le amministrazioni non possono trincerarsi dietro la crisi finanziaria - ha aggiunto - Se i vincoli del Patto di stabilità non sono aggirabili, chiediamo con forza che si attivino soluzioni alternative. La cessione pro-soluto dei crediti è una di queste. Siamo vicini alla fine dell'anno e le imprese dovranno far fronte a improrogabili scadenze. Noi ci aspettiamo che per quella data le amministrazioni rispettino gli impegni presi. Possiamo prospettare alcune soluzioni che prevedono l'intervento dei capitali privati - spiega - L'alienazione di beni immobili non strumentali è sicuramente la prima strada da percorrere".

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[25-11-2011]

 
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