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Il dopo Berlusconi: prende corpo l'ipotesi del voto

Crollano le quotazioni di Alfano e Letta, Governo tecnico l'unica alternativa

Giorgio Napolitano e Silvio Berlusconidi Filippo Pazienza

Silvio Berlusconi non può più contare sulla maggioranza in seno al Parlamento e, dopo l'approvazione della legge di Stabilità, rimetterà il suo mandato nelle mani del Presidente della Repubblica. Si riparte da qua, e non è poco. Queste le due uniche certezze che emergono dalla nebulosa di voci, indiscrezioni e ipotesi future che si è alzata subito dopo il voto sul rendiconto dello Stato. I tempi? Si stringono di ora in ora, in modo inversamente proporzionale all'allarme che risuona nei mercati internazionali circa la situazione italiana. Dopo l'apertura dell'opposizione - "Offriamo formalmente la disponibilità a fare in modo che la legge di Stabilità ottenga il via libera entro questa settimana, anzi entro lunedì", ha dichiarato il capogruppo del Pd al Senato, Dario Franceschini - la data è stata già anticipata da venerdì 18 a lunedì 14.

Non c'è più tempo da perdere. Sul piano politico ed economico, visto il forte legame che unisce le due situazioni. "L'Italia sta vivendo ora drammatiche, non meritiamo di fare la fine della Grecia": il dito che si rigira nella piaga è quello di Emma Marcegaglia, numero uno di Confindustria. Nel frattempo, il tanto famigerato spread Btp-Bund è salito a 575 punti. Il quadro si fa quindi drammatico, e la patata bollente passa direttamente al Quirinale. Anche se, già da ieri sera ad oggi, le carte in mano al Presidente della Repubblica si sono fatte molto più scoperte: "Entro breve tempo o si formerà un nuovo governo che possa con la fiducia del Parlamento prendere ogni ulteriore necessaria decisione o si scioglierà il Parlamento per dare subito inizio a una campagna elettorale da svolgere entro i tempi più ristretti", ha reso noto oggi Napolitano. Tre, in estrema sintesi, i possibili scenari che dovrebbero sfociare in intervento concreto da qui alla fine del mese di novembre.

Il primo, quello che prevede il tentativo di restare fedeli alla volontà popolare espressa nel 2008 con l'individuazione di un'alternativa a Berlusconi da pescare sempre nel centrodestra, è già stato bocciato. Sia dallo stesso Premier  - "Alfano è un nome accettabile da tutti come candidato per il voto di febbraio, bruciarlo adesso mi sembra inutile" - che dai massimi esponenti (leggasi le dichiarazioni di Cicchitto) dell'attuale (o ex?) maggioranza. Novità e non continuità è anche la linea sposata dall'opposizione, che si è già detta contraria all'ipotesi di un Governo Alfano o, in alternativa, ad un Esecutivo guidato dall'attuale Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Gianni Letta. Lo stesso Udc, considerato in questo caso l'ago della bilancia, ha infine fatto capire che non accetterà un accordo che escluda la partecipazione del Pd.

Mario MontiLa seconda via d'uscita riguarda il ricorso ad un Governo tecnico, sorretto trasversalmente da tutte le principali forze politiche del Parlamento e capace di restare in carica fin quando non verrà approvato l'intero pacchetto di misure d'urgenza da varare in risposta al montante pressing di Unione Europea e Bce. Ecco allora rispuntare il nome di Mario Monti (proprio oggi nominato senatore a vita dal Presidente della Repubblica), sistematicamente invocato in contesti di crisi come questo ma mai realmente sbocciato alla resa dei conti. In questo caso, le reazioni di contrasto si ribalterebbero: più possibilista l'Udc, estremamente contrario il Pdl che resta comunque fondamentale a livello numerico. Assai azzardato, almeno ad oggi, ipotizzare altre candidature di questo genere oltre a quella del 68enne economista.

Resta la terza opzione, che al momento è anche quella più quotata. Varo della legge Stabilità - accompagnata magari da altre misure accessorie ma non per questo meno importanti -, dimissioni di Berlusconi e conseguente scioglimento delle Camere di fronte all'evidente impossibilità di dar vita ad un nuovo Esecutivo. E' la strada più tortuosa, ma (forse) anche l'unica che convince un poco i mercati internazionali che dal canto loro hanno già bocciato la nascita di un Governo Alfano, debole quanto una foglia sugli alberi d'autunno. Urne aperte a febbraio, quindi, con Alfano quasi certo della candidatura all'interno del Pdl - anche se Berlusconi non ha scartato il ricorso alle Primarie e gli scajolani frenano sul voto - e i sondaggi che attualmente, come da scontato copione, danno il centrosinistra in netto vantaggio. Gap che per l'asse Pdl-Lega diverrebbe praticamente impossibile da colmare se, come paventato dal Premier, si realizzasse davvero l'alleanza col Terzo Polo.

video da Vistatv

 
 

[09-11-2011]

 
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