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Governo in bilico, non c'è la maggioranza in Parlamento

Berlusconi fa la conta dei "traditori" e promette le dimissioni

Silvio Berlusconi perde la maggioranza in Parlamento. La Camera approva il rendiconto generale dello Stato ma i voti favorevoli non superano la quota di 308, otto voti sotto la maggioranza assoluta (316). 321 sono invece i parlamentari che non hanno votato. Si va quindi verso una cosiddetta "crisi di governo" dovuta ad un problema politico all'interno della maggioranza. Questo vuol dire che la maggioranza in Parlamento che sostiene il governo non ha più la possibilità di far approvare i provvedimenti necessari alla propria azione, questo perché al voto ha dimostrato di non avere "i numeri".

BERLUSCONI FA UN PASSO INDIETRO - "Prima si fa la legge di stabilità e poi mi dimetto. Prendo atto di non avere più la maggioranza", ha detto il presidente del Consiglio che poi ha aggiunto: "Io vedo soltanto la possibilità di nuove elezioni, ma deciderà il Capo dello Stato".

GLI SCENARI - Essendosi icrinato quindi il rapporto di fiducia tra Governo e Parlamento. Spetta ora al Capo dello Stato decidere se rinviare il Governo ad un voto alle Camere per verificare il rapporto fiduciario in tutte e due le parti del Parlamento, nominare un secondo Governo presieduto dal presidente del Consiglio, oppure nominare un nuovo capo del Governo, reclutato all’interno della maggioranza. Il presidente della Repubblica può anche nominare un governo tecnico costituito da alcuni esperti di politica, ma non facenti parte del Governo o della vita politica in generale. Infine, come ultima spiaggia, il presidente della Repubblica può sciogliere le Camere ed indire delle nuove elezioni.

MAGGIORANZA ED OPPOSIZIONE - Se il centrodestra minimizza e parla di "numeri previsti", l'opposizione chiede a gran voce le dimissioni del premier. "Rassegni le sue dimissioni e rimetta il mandato al capo dello Stato", ha detto il leader Pd Pier Luigi Bersani prendendo la parola a Montecitorio subito dopo il voto. "Rassegni le dimissioni e qui faremo la nostra parte per il Paese. Se lei non lo facesse le opposizioni considererebbero iniziative ulteriori perché così non possiamo andare avanti", aggiunge il segretario del partito democratico.

"Credo che sicuramente il presidente Berlusconi debba parlare con il presidente della Repubblica", ha commentato Ignazio La Russa dopo il voto a Montecitorio.

CHI NON HA VOTATO - Sono undici i deputati di centrodestra che non hanno partecipato al voto. All'astenuto Stradella vanno aggiunti i pidiellini Roberto Antonione, Fabio Gava, Gennaro Malgieri (che si è scusato perché era in bagno), Giustina Destro, più Alfonso Papa (ai domiciliari). Assenti al voto anche gli esponenti del Misto Calogero Mannino, Giancarlo Pittelli, Luciano Sardelli, Francesco Stagno D'Alcontres e Santo Versace.

IL FOGLIO DEL PREMIER - Subito dopo il voto i fotoreporter immortalato in Aula un foglietto. Nella pagina, scritta di pugno dal Premier, Silvio Berlusconi definisce 'traditori' gli esponenti della maggioranza che non hanno votato il provvedimento. Su quel pezzo di carta spunta anche la parola 'dimissioni'. Berlusconi prende appunti allora e scrive testualmente: '308 (meno 8 traditori). E poi: 'Prendo atto'. Un appunto successivo recita: 'Presidente della Repubblica'. E infine: 'dimissioni'.

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[08-11-2011]

 
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