Giornale di informazione di Roma - Martedi 12 dicembre 2017
 
Seguici sui social:

 
 
 
 
 
Cinema
 
» Prima Pagina » Cinema
 
 

The Lady

di Luc Besson. Con Michelle Yeoh, David Thewlis

di Flavia D'Angelo

Aung San Suu Kyi ha vissuto, e vive ancora, in un regime di libertà limitata imposto dall’attuale governo birmano. Nonostante le elezioni del 1990 abbiano visto trionfare il suo partito, la giunta militare ha rifiutato il risultato delle urne, represso i moti democratici e codnannato la donna agli arresti domiciliari. A Aung San è stato vietato di vedere i figli e il marito, morto nel 1999, ma lei ha sempre rifiutato di lasciare il paese e di abbandonare la lotta non violenta per la democrazia.

Presentato fuori concorso alla sesta edizione del Festival del Film di Roma, THE LADY di Luc Besson è stato fortemente voluto dalla sua protagonista Michelle Yeoh e dal marito co-prododuttore Jean Todt. Il film viene dato favorito per una nomination agli Oscar, che potrebbe focalizzare l’attenzione dell’opinione pubblica sulla situazione birmana, ancora in fase di stallo. Nonostante la revoca degli arresti domiciliari nel 2010, Aung San Suu Kyi soffre pesanti restrizioni della libertà personale e non ha ancora potuto riabbracciare i suoi figli.

Besson si trova a lavorare su una sceneggiatura ampiamente lacunosa, firmata da Rebecca Frayn, già autrice di alcuni tv movies. La vita di Aung San è ripercorsa in modo didascalico attraverso i momenti catartici della sua esistenza, tralasciando molti passaggi utili a comprendere la complessità e la forza delle sue scelte. Facendo una scelta di inclusione totale, il film tralascia troppi elementi necessari alla comprensione, puntando tutto sull’identificazione emotiva con la protagonista. Il valore civile di testimonianza sostiene la pellicola, insieme alle interpretazioni dei due protagonisti, ma non basta a evitare la sensazione di un’occasione sprecata.

La regia di Besson, che ha dato prova di grande creatività in più di un’occasione, si attesta qui al minimo sindacale scegliendo uno stile sobrio, elegante ma anonimo. Il respiro del film classico era forse necessario a evitare una spettacolarizzazione poco rispettosa, ma su tutta la pellicola aleggia l’impressione di non aver avuto la voglia, prima ancora del coraggio, di  scavare a fondo nel personaggio. Dopo un film di più di due ore, basato sullo studio di centinaia di ore di filmati documentari, si esprime con ancor più convinzione l’attesa di ascoltare presto la sua storia direttamente da Aung San Suu Kyi.

 


Secondo te quanti euro merita??
 
 
TAG: - Besson
 

[28-10-2011]

 
Lascia il tuo commento
 
 
 
  CORRELATE