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A Dangerous Method

di David Cronenberg. Con Keira Knightley, Viggo Mortensen, Michael Fassbender

di Alessio Palma

Zurigo, 1904. Lo psichiatra ventinovenne Carl Gustav Jung è all'inizio della sua carriera e vive con la moglie Emma, incinta, presso l'ospedale Burgholzli. Presso la struttura giunge una nuova paziente, la giovane Sabina Spielrein, sulla quale Jung decide di sperimentare il trattamento psicanalitico di Freud. La terapia porta alla luce la componente sessuale del disturbo di Sabina e tra Jung e Freud nasce una corrispondenza epistolare sul caso, che presto si tramuta in amicizia. Ma anche il legame tra la Spielrein e Jung cambia, fino a oltrepassare il normale rapporto medico/paziente e sfociare nell'ossessione erotica.

Il film di Cronenberg, presentato all'ultima Mostra di Venezia e accolto in maniera controversa, è sceneggiato da Christopher Hampton a partire dal suo testo teatrale The Talking Cure, a sua volta ispirato al romanzo Un metodo molto pericoloso di John Kerr.  Per la terza volta consecutiva Cronenberg e Viggo Mortensen lavorano insieme. Già PRENDIMI L'ANIMA di Roberto Faenza aveva messo in scena il rapporto tra Jung e la Spielrein.

A DANGEROUS METHOD tratta di due relazioni "pericolose", quella tra  la Spielrein e Jung e quella tra quest'ultimo e Freud. E, se vogliamo seguire suggestioni autoriali, è l'ennesimo trattato cronenberghiano su una mutazione, questa volta al rovescio, dato che Sabina si trasforma sotto i nostri occhi: da corpo straziato e privo di autocontrollo ad illustre psicanalista pienamente inserita nella società borghese. Il film unisce quindi romanzo e biografia, ma lo fa con un taglio quasi didattico, così che è il dato storico ad imporsi decisamente sul racconto. Ne esce un melodramma freddissimo e cerebrale.

Cronenberg
non fa nulla per nasconderne l'origine teatrale, eliminando qualsiasi orpello: la macchina da presa si affida perlopiù ai primi piani, concentrandosi sui dialoghi, spesso lunghi ed elaborati, e sui volti degli attori, la fotografia di Suschitszky è uniforme e priva di zone d'ombra, la partitura di Howard Shore interviene con misura. Questa messinscena di assoluta trasparenza consente ai personaggi di emergere compiutamente. Cronenberg e Hampton sanno delinearne i caratteri e collocarli nella Storia, senza tralasciare il peso che le istituzioni sociali e il ceto di appartenenza hanno nel loro rapporto. Il film, dunque, se si mette da parte il coinvolgimento emotivo e nonostante alcuni squilibri nella narrazione che a tratti sembra procedere troppo in fretta, è senz'altro interessante e in grado di dire qualcosa di non scontato sulle origini di una rivoluzione epocale.
 



votanti: 2
Secondo te quanti euro merita??
 
 
 

[28-09-2011]

 
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